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La pubblicazione di questi Resuscitation CER (Consiglio europeo) Linee guida per la rianimazione cardiopolmonare (RCP) aggiorna quelli che sono stati pubblicati nel 2005 e mantiene il 5-ciclo annuale stabilito di modifiche delle linee guida. 1 Come precedenti orientamenti, questi 2.010 linee guida si basano sulla più recente International Consensus sulla RCP Scienza con trattamento Raccomandazioni (CoSTR), 2 che incorpora i risultati delle revisioni sistematiche di una vasta gamma di argomenti relativi alla CPR. Rianimazione scienza continua ad avanzare, e le linee guida cliniche deve essere aggiornato regolarmente per tener conto di questi sviluppi e consigliare gli operatori sanitari sulle migliori pratiche. Tra le linee guida annuali aggiornamenti-5, il bilancio intermedio scientifica può informare il fornitore di assistenza sanitaria su nuove terapie che potrebbero influenzare in modo significativo risultato. 3
Questa sintesi fornisce gli algoritmi di trattamento essenziale per la rianimazione di bambini e adulti e mette in evidenza i cambiamenti principali linee guida dal 2005. Una guida dettagliata è disponibile in tutte le rimanenti nove sezioni, che sono pubblicati come documenti individuali in questo numero di rianimazione. Le sezioni del 2010 linee guida sono:
1 Sintesi.
. 2 adulto di supporto vitale di base e l'utilizzo di defibrillatori automatici esterni, 4 x RW Koster, MA Baubin, A. Caballero, et al .. Consiglio europeo di Linee guida per la rianimazione Resuscitation 2010. Sezione 2. Adulti supporto vitale di base e l'utilizzo di defibrillatori automatici esterni. Rianimazione 81 (2010) (1277-1292)
3 Koster elettrico. Terapie: defibrillatori automatici esterni, defibrillazione, cardioversione e di stimolazione; 5 x CD Deakin, JP Nolan, K. Sunde, RW. Consiglio europeo di Linee guida per la rianimazione Resuscitation 2010. Sezione 3. terapie elettriche: defibrillatori automatici esterni, defibrillazione, cardioversione e di stimolazione. Rianimazione 81 (2010) (1293-1304)
. 4 adulti di supporto vitale avanzato; 6 x CD Deakin, JP Nolan, J. Soar, et al .. Consiglio europeo di Linee guida per la rianimazione Resuscitation 2010. Sezione 4. Adulti di supporto vitale avanzato. Rianimazione 81 (2010) (1305-1352)
. 5 gestione iniziale delle sindromi coronariche acute; 7 x HR Arntz, L. Bossaert, N. Danchin, N. Nikolaou. Consiglio europeo di Linee guida per la rianimazione Resuscitation 2010. Sezione 5. gestione iniziale delle sindromi coronariche acute. Rianimazione 81 (2010) (1353 - 1363)
6. Pediatrico di supporto alla vita; 8 x D. Biarent, R. Bingham, C. Eich, et al .. Consiglio europeo di Linee guida per la rianimazione Resuscitation 2010. Sezione 6. Pediatrico vita del supporto. Rianimazione 81 (2010) (1364-1387)
. 7 rianimazione dei neonati alla nascita; 9 x J. Wyllie, S. Richmond. Consiglio europeo di Linee guida per la rianimazione Resuscitation 2010. Sezione 7. Rianimazione dei neonati alla nascita. Rianimazione 81 (2010) (1388 - 1398)
8. Arresto cardiaco, in circostanze particolari: anormalità elettrolitiche, avvelenamento, annegamento, ipotermia accidentale, ipertermia, asma, anafilassi, cardiochirurgia, traumi, gravidanza, folgorazione 10 x J. Soar, GD Perkins, G. Abbas, et al .. Consiglio europeo di Linee guida per la rianimazione Resuscitation 2010. Sezione 8. L'arresto cardiaco, in circostanze particolari: anormalità elettrolitiche, avvelenamento, annegamento, ipotermia accidentale, ipertermia, asma, anafilassi, cardiochirurgia, traumi, gravidanza, elettrocuzione. Rianimazione 81 (2010) (1399-1431)
. 9 Principi di educazione in rianimazione; 11 x J. Soar, KG Monsieurs, J. Ballance, et al .. Linee guida del Consiglio europeo di rianimazione per la rianimazione. Sezione 9. Principi di educazione in rianimazione. Rianimazione 81 (2010) (1432-1442)
10. L'etica della rianimazione e di fine del ciclo di vita decisions.12 x FK Lippert, V. Raffay, M. Georgiou, PA Steen, L. Bossaert. Consiglio europeo di Linee guida per la rianimazione Resuscitation 2010. Sezione 10. L'etica della rianimazione e le decisioni di fine vita. Rianimazione 81 (2010) (1443 - 1449)
Le linee guida che seguono non definiscono il solo modo che la rianimazione può essere consegnato, ma semplicemente rappresentare una tesi ampiamente condivisa di come rianimazione dovrebbe essere intrapresa sia sicuro ed efficace. La pubblicazione di raccomandazioni per il trattamento nuovo e rivisto non implica che l'assistenza clinica attuale o è pericoloso o inefficace.


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Air Malta, la compagnia di bandiera maltese, ha di recente installato su tutti i suoi aeromobili e nei suoi uffici dei defibrillatori automatici esterni (DAE) .

Il DAE, Defibrillatore Automatico Esterno è un dispositivo in grado di inviare una scarica elettrica al cuore di un persona con fibrillazione ventricolare, la più comune causa di arresto cardiaco. Il pronto intervento con un defibrillatore DAE può aumentare notevolmente le possibilità di soppravivenza.
L'Ufficio Sicurezza di Air Malta, in accordo con le Risorse Umane del Dipartimento dei Servizi di Volo, ha selezionato questo tipo di defibrillatore per la sua semplicità di uso e dimostrata affidabilità. Il DAE dispone di una guida vocale che indirizza l'utilizzatore passo per passo verso le azioni richieste per assicurare una defibrillazione sicura.
L'intero equipaggio Air Malta compreso lo staff di terra è stato formato con un training dedicato all'uso del DAE e delle principali tecniche di primo soccorso in rianimazione cardio polmonare. Il training sull'utilizzo del DAE si aggiunge al classico CPR ( rianimazione cardiopolmonare) previsto per nel corso di primo soccorso.
Tra coloro che soffrono di cuore l'arresto cardiaco è tra le maggiori cause di decesso, pari al 60% dei casi, con un'incidenza pari a 1 uno ogni 1000 persone dai 35 anni in su. Questo killer silenzioso può colpire chiunque e ovunque senza alcun avviso né sintomo.
L'intervento con il DAE può salvare una vita, sopratutto durante un volo quando un passeggero si sente male e non vi è la presenza di un medico a bordo. Infatti in caso di emergenza l'uso del DAE e del Kit di pronto soccorso a bordo degli aerei Air Malta da parte dal personale può aiutare a stabilizzare le condizioni di un paziente prima dell'arrivo dei paramedici.
Ancora una volta Air Malta sta dando un segno tangibile del suo interesse per la sicurezza e il benessere dei suoi passeggeri e dei suoi dipendenti.




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L’European Resuscitation Council ha reso note oggi le nuove Linee Guida Europee sulla rianimazione cardiorespiratoria. “In Italia potremmo salvare 40 mila vite se tutti, operatori sanitari e laici, saranno coscienti di questi principi e potranno applicarli in caso di necessità”.


Circa 500 mila persone sono vittime di arresto cardiaco ogni anno in Europa.
E paradossalmente, è estremamente facile aiutare tutti quei cuori che quasi sempre sono troppo giovani per morire. La rianimazione cardiorespiratoria, cioè il massaggio cardiaco esterno e le ventilazioni di soccorso, effettuata da chiunque sia testimone di un arresto cardiaco, incrementa la percentuale di sopravvivenza di 2-3 volte. Nonostante ciò, essa viene effettuata soltanto in 1 caso su 5 arresti cardiaci extra ospedalieri.
Aumentando questa percentuale di interventi ogni anno si potrebbero salvare 100 mila vite in Europa.
Le nuove linee guida Europee, diffuse oggi dallo European Resuscitation Council (ERC), aiuteranno a raggiungere questo obiettivo.
Le nuove linee guida ERC, diffuse in Italia in modo esclusivo da Italian Resuscitation Council (IRC), sono basate sulle più recenti evidenze scientifiche emerse da revisioni sistematiche della letteratura internazionale degli ultimi 5 anni.
Il messaggio per tutti, sanitari e non sanitari, è chiaro e forte: “Se la vittima non reagisce e non risponde, iniziare immediatamente il massaggio cardiaco esterno comprimendo il torace con forza e velocemente: almeno 5 centimetri di compressione per almeno 100 volte al minuto”, ha spiegato Alessandro Barelli, del Dipartimento Emergenza Accettazione del Policlinico Gemelli di Roma, Presidente di Italian Resuscitation Council e Presidente del Centro Europeo per la Medicina delle Catastrofi di San Marino. “Il massaggio cardiaco precoce e non interrotto è il fattore chiave di una buona rianimazione cardiorespiratoria”, ha aggiunto Barelli. “Chiunque, inclusi i bambini, sono in grado di farlo. È una procedura semplice e sicura e aumenta in modo significativo la sopravvivenza. Coloro che sono stati addestrati e che vogliono farlo, possono associare al massaggio cardiaco la respirazione bocca a bocca con un rapporto compressioni/ventilazioni di 30/2”.
“In ogni caso il massaggio cardiaco è fondamentale e deve essere effettuato anche senza ventilazioni di soccorso”, ha proseguito Barelli. “Senza massaggio cardiaco il cervello di una persona in arresto cardiaco va incontro a danni irreversibili già dopo 5 minuti dalla perdita di coscienza”.
“Numerosi studi sulla efficacia delle procedure rianimative sono stati valutati per la stesura delle nuove linee guida ERC 2010 prestando particolare attenzione alla qualità e al livello delle evidenze scientifiche”, ha spiega Sandro Petrolati, del Dipartimento Medicina Cardiovascolare dell’Ospedale San Camillo di Roma, Segretario di Italian Resuscitation Council. “Un altro aspetto fondamentale, oltre al massaggio cardiaco esterno, è l’uso precoce dei defibrillatori automatici esterni (DAE) che sono collocati anche in Italia in molti luoghi pubblici.”
“Le nuove linee guida raccomandano l’uso dei DAE”, ha proseguito Petrolati. “Sono facili da usare e semplici comandi vocali assistono l’utilizzatore in tutte le fasi del processo garantendone la completa sicurezza. La defibrillazione precoce, insieme al massaggio cardiaco, è un fattore prioritario per aumentare la sopravvivenza dopo arresto cardiaco“.
Infine le linee guida ERC 2010 confermano l’importanza dell’ipotermia terapeutica nel trattamento intensivo dei pazienti sopravissuti ad arresto cardiaco. Si tratta di raffreddare il paziente portandolo a 32-34° C per 12-24 ore con mezzi sicuri e facili da utilizzare come semplici sacchetti di ghiaccio. L’ipotermia terapeutica dopo arresto cardiaco aumenta la possibilità di un buon recupero neurologico del paziente.
In sintesi, le nuove linee guida raccomandano massaggio cardiaco immediato ed energico, defibrillazione precoce e raffreddamento post-arresto. “Se tutti, operatori sanitari e persone qualsiasi, saranno coscienti di questi principi e potranno applicarli in caso di necessità potremo salvare 40.000 vite l’anno in Italia”, ha concluso Barelli.

Link di riferimento


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LA VENTILAZIONE

Pubblicato da webmaster | 02:29



Terminate le 30 compressioni, si effettuano 2 insufflazioni d’aria, secondo due tecniche distinte:

Ventilazione bocca a bocca: Il soccorrito reinspira profondamente e, mantenendo sollevato il mento con due dita, fa aderire le labbra intorno alla bocca dell’infortunato. La mano controlaterale chiude le narici per evitare fuoriuscita di aria e mantiene il capoin iperestensione. Si insuffla aria in 1”.



Ventilazione bocca-maschera: La maschera tascabile (pocket mask) offre molti vantaggi:
• Evita il contatto diretto con la cute e le secrezioni della vittima.
• Impedisce la commistione tra aria insufflata con quella espirata dalla vittima, tramite una valvola unidirezionale
• Diminuisce il rischio di infezione attraverso un filtro antibatterico.
• Permette il collegamento con una fonte di ossigeno.
La tecnica prevede la completa adesione del bordo della maschera sul viso della vittima, in modo da coprire bocca e naso. Anche in questo caso il capo deve essere mantenuto in iperestensione.
Le manovre di rianimazione cardiopolmonare dovranno proseguire senza interruzione, mantenendo un rapporto compressioni-insufflazioni 30:2; potranno essere interrotte solo nei seguenti casi:
• comparsa di respirazione efficace,
• arrivo del DAE;
• arrivo del soccorso avanzato;
• sfinimento fisico.


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Porre la parte prossimale del palmo della mano al centro del torace,facendo attenzione di appoggiarla sullo sterno e non sulle coste. Sovrapporre l’altra mano alla prima ed intrecciare ledita. Iniziare le compressioni con le braccia ben tese, alla frequenza di 100al minuto,comprimere il toraceabbassando lo sterno di 4–5 cm; ognicompressione deve essere alternata adun rilasciamento della stessa durata(rapporto 1:1)


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MORTE CARDIACA IMPROVVISA

Pubblicato da webmaster | 04:54


MORTE CARDIACA IMPROVVISA
E’ un evento naturale dovuto a cause cardiache, preceduto da un’improvvisa perdita di coscienza, che si verifica entro un’ora dall’inizio della sintomatologia acuta, in un soggetto con o senza cardiopatia nota preesistente, in cui l’epoca e la modalità di morte sono imprevedibili.
Talora preceduto da segni premonitori, l’evento si verifica nella maggioranza dei casi come prima manifestazione della cardiopatia ischemica. In caso di infarto miocardico acuto (IMA), l’incidenza delle aritmie responsabili dell’Arresto Cardiaco (AC) è massima durante le prime ore dall’insorgenza dei sintomi; si stima che circa il 50% degli infarti miocardici sia complicato da arresto cardiaco.
L’AC è un fenomeno drammaticamente rilevante; si calcola che l’evento si verifica, in ambiente extraospedaliero, in circa 1 persona su 1000 per anno (circa 55.000 eventi/anno soltanto in Italia); attualmente la percentuale di sopravvivenza dopo AC è solo il 2-3%.
Il numero di decessi è rilevante e di gran lunga superiore alle morti per carcinoma polmonare, AIDS o incidenti stradali. Il 70-80% di tali eventi avviene nelle abitazioni private; circa il 65 % degli arresti cardiaci avviene in presenza di testimoni.
CAUSE DI ARRESTO CARDIACO
Nel 90% dei casi, la causa è riferibile a malattie cardiache : cardiopatia ischemica (85%),Cardiomiopatia Dilatativa / Ipertrofica (10% ), Cardiopatia Ipertensiva / Valvolare (5%), Sindromi Aritmogene Ereditarie (5%). Solo nel 10% la causa è extracardiaca (grave insufficienza respiratoria, emorragie, ecc.).
L’aritmia responsabile determina un sovvertimento completo della attività elettrica del cuore con brusca interruzione dell’attività della pompa cardiaca. La defibrillazione elettrica è l’unica terapia in grado di correggere questa aritmia, creando i presupposti per il recupero di un ritmo valido, con conseguente ripristino dell’attività contrattile del cuore.
LA CATENA DELLA SOPRAVVIVENZA
La sopravvivenza in caso di arresto cardiaco dipende dalla realizzazione della corretta sequenza di una serie di interventi. La metafora, coniata dall’American Heart Assiociation “Catena della Sopravvivenza” esprime, in modo sintetico e facilmente memorizzabile, l’approccio universalmente riconosciuto, all’AC, sottolineando l’importanza della sequenza e della precocità degli interventi salvavita. La catena della sopravvivenza è costituita da 4 anelli concatenati tra loro: la mancata attuazione di una delle fasi porta inevitabilmente all’interruzione della catena riducendo in modo drastico le possibilità di portare a termine con esito positivo il soccorso.
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I 4 anelli della catena sono:
• 1° anello 􀃆 ALLARME PRECOCE: attivazione precoce del sistema di emergenza (118) in caso di crisi cardiaca allo scopo di prevenire l’arresto cardiaco.
• 2° anello 􀃆 RCP PRECOCE: inizio precoce delle procedure di Rianimazione Cardio Polmonare per guadagnare tempo e ridurre il danno anossico cerebrale
• 3° anello 􀃆 DEFIBRILLAZIONE PRECOCE: utilizzo precoce del DAE per far ripartire il cuore
• 4° anello 􀃆 ALS PRECOCE: tempestiva applicazione delle procedure di soccorso avanzato (ALS: advanced life support) per ripristinare una buona qualità di vita.
FINALITA’ DEL BLS-D
Lo scopo del BLS (basic life support, ossia sostegno delle funzioni vitali) è quello di riconoscere prontamente la compromissione delle funzioni vitali e di sostenere la respirazione e la circolazione attraverso la ventilazione bocca a bocca o bocca–maschera ed il massaggio cardiaco esterno fino all’arrivo di mezzi efficaci per correggere la causa che ha prodotto l’AC.
In assenza di circolazione il primo organo che va incontro a sofferenza da carenza di ossigeno è il cervello, dopo 4-5 minuti iniziano i primi danni, che diventano irreversibili dopo 8-10 minuti.
L’obiettivo principale del BLS è quello di prevenire i danni anossici cerebrali attraverso le manovre di rianimazione cardiopolmonare (RCP) che consistono nel mantenere la pervietà delle vie aeree, assicurare lo scambio di ossigeno con la ventilazione e sostenere il circolo con il massaggio cardiaco esterno.
La funzione del DAE (Defibrillatore semiAutomatico Esterno), consiste nel correggere direttamente la causa dell’AC, pertanto il BLS-D crea i presupposti per il ripristino di un ritmo cardiaco valido ed il recupero del soggetto in AC.
La tempestività dell’intervento è fondamentale in quanto bisogna considerare che le probabilità di sopravvivenza nel soggetto colpito da AC diminuiscono del 7-10% ogni minuto. Dopo dieci minuti dall’esordio dell’AC, in assenza di RCP, le possibilità di sopravvivenza sono ridotte quasi a zero; è intuibile pertanto l’importanza della presenza di eventuali testimoni.


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B L S D

Pubblicato da webmaster | 04:49


Il termine BLS-D sta per Basic Life Support Defibrillation ed identifica il corso che fornisce,a personale sanitario e non, la formazione specifica per intervenire in aiuto ad una o più persone colpite da Morte Cardiaca Improvvisa.

Grazie al perfezionamento del Defibrillatore Semiautomatico Esterno, in grado di analizzare autonomamente il ritmo cardiaco e la necessità della defibrillazione, è stata approvata in Italia la Legge n° 120 del 3 aprile 2001 il cui art. 1 recita:Art. 1. E’ consentito l’uso del defibrillatore semiautomatico in sede extra-ospedaliera anche al personale sanitario non medico, nonché al personale non sanitario che abbia ricevuto una formazione specifica nella attività di rianimazione cardio-polmonare.

Il corso di Primo Soccorso con Defibrillatore (BLS-D) ha il duplice obiettivo di:

- fornire un aggiornamento al personale sanitario- promuovere la formazione di addetti al primo soccorso aziendale e di personale non sanitario, comuni cittadini, definiti “laici”.

Lo scopo è quello di avere il più ampio numero possibile di persone in grado di intervenire in aiuto di cittadini colpiti da morte cardiaca improvvisa, aumentando così le possibilità di sopravvivenza.

L’obiettivo del BLS-D, quindi, è di far si che un cittadino comune, presente alla Morte Cardiaca Improvvisa, sia in grado di attivare il sistema di emergenza territoriale, di reperire, applicare ed attivare correttamente il defibrillatore presente in loco, ed iniziare le manovre di rianimazione cardiopolmonare di base.

Le capacità tecniche ed operative nel praticare la rianimazione cardiopolmonare di base e la defibrillazione con Defibrillatore Semiautomatico sono fondamentali.

La formazione, l’allenamento e il retraining consentono all’esecutore di mantenere delle ottime prestazioni in caso di reale intervento per morte cardiaca improvvisa.

Il corso BLS-D ha una durata di 8 ore e comprende una parte teorica e l’addestramento pratico con manichino e Defibrillatore Semiautomatico.

Il programma è così articolato:

- Riconoscimento della morte cardiaca improvvisa

- Attivazione della catena della sopravvivenza

- Richiesta di aiuto

- Pericoli per il soccorritore

- Sequenza operativa e tecniche A (air way), B (breathing), C (circulation) del Basic Life Support

- Valutazione della vittima e della scena

- Posizionamento della vittima. Apertura e controllo delle prime vie aeree

- Valutazione dei segni vitali ( respirazione e polso carotideo)

- Massaggio cardiaco esterno – Ventilazione artificiale senza e con presidi

- Posizione laterale di sicurezza

- Defibrillazione precoce con l’utilizzazione di un Defibrillatore Semiautomatico Esterno

- Tecniche e procedure in caso di ostruzione parziale o totale delle prime vie aeree, sia con paziente cosciente che con paziente incosciente

Addestramento pratico al BLS:

- Rianimazione cardiopolmonare con soccorritore privo di presidi

- Rianimazione cardiopolmonare con due soccorritori

- Tecniche di posizionamento della vittima

- Tecniche di disostruzione manuale delle prime vie aeree in caso di soffocamento da corpo estraneo (colpi interscapolari, manovra di Heimlich)

- Procedura in caso di paziente privo di coscienza

Addestramento pratico alla Defibrillazione precoce:

- Rianimazione cardiopolmonare con 2 soccorritori e l’utilizzazione del Defibrillatore Semiautomatico immediatamente presente sulla scena di morte cardiaca improvvisa testimoniata.

- Rianimazione cardiopolmonare con 2 soccorritori e l’utilizzazione del Defibrillatore Semiautomatico disponibile dopo alcuni minuti sulla scena di morte cardiaca improvvisa testimoniata

- Rianimazione cardiopolmonare con 2 soccorritori e l’utilizzazione del Defibrillatore Semiautomatico in caso di morte cardiaca improvvisa non testimoniata

Al termine del corso BLS-D è previsto un test a risposta multipla ed una prova pratica con rilascio dell’attestato .


CORSI OPERANTI NEL LAZIO


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Cosa fare quando bisogna defibrillare in ambulanza?

Pubblicato da webmaster | 04:37


Dal forum del sito soccorritori.it, l'utente "konfa", detta il protocollo che devono adottare i BLSD esecutori certificati dalla centrale operativa 118 di Milano.
Pensiamo che sia buona e applicabile a livello nazionale.

Il protocollo in caso di necessità di rianimazione improvvisa recita:

1)L'Autista arresta la marcia del mezzo e spegne il motore

2)Si inizia il protocollo DAE ...valutazione stato coscienza

3) si dispone preparazione del DAE

4)si estende, esplora, posiziona canula, GAS
ventilazioni

5) Si Controlla polso e si ricerca segni circolo Mo.To.Re.

6) Si passa al posizionamento piastre

7) L'autista chiama la Centrale e da le info del caso...

8)Si posizionamento piastre

9)AVVIO ANALISI (procedura ACC Testimoniato)

10)Si avvisa la CO del risultato analisi

se Shoch indicato si procede all'erogazione della scarica.

Se non invio MSA o ELI
si spegne il DAE e si riparte alla volta dell'Ospedale.

Quindi sull' MSB si defibrilla.... ovviamente sempre e comunque badando alla
sicurezza della scena.

Se invece il PZ và in ACC mentre l'H è in vista.... nulla; si prosegue e si
raggiunge il PS.


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L'ipotermia come 5° anello nella BLSD

Pubblicato da webmaster | 07:36


isogna dar tempo ai reparti di medicina d'urgenza di dotarsi dell'attrezzatura che occorre, ma quando l'avranno acquisita, le persone che si riprendono da un arresto cardiaco avranno una prognosi migliore di quella odierna. E' stato dimostrato, infatti, che se i risuscitati vengono sottoposti a raffreddamento per alcune ore, il loro cervello può essere preservato dai danni che seguono l'arresto del cuore. Vale a dire che l'ipotermia riduce il rischio che questi pazienti debbano sopravvivere gravemente neurolesi. L'idea non è nuova, soprattutto a livello sperimentale, ma è stata di recente verificata da due studi clinici condotti ai due estremi del globo: in Europa e in Australia.

Le statistiche documentano che ogni anno in Europa sono 375.000 le persone colpite da arresto improvviso dell'attività cardiaca, generalmente per fibrillazione ventricolare. Una parte di costoro (la percentuale varia da meno del 5 al 35 per cento a seconda delle circostanze in cui si verifica l'arresto) viene rapidamente rianimata. A ripresa stabilizzata, peraltro, si constata spesso che i salvati hanno subito danni cerebrali irreversibili. Complessivamente, il 10-30 per cento di coloro che sopravvivono rimane gravemente invalidato.

In passato si pensava che i danni fossero provocati direttamente dall'anossia. Più tardi si è capito che questa non uccide così rapidamente le cellule cerebrali, ma ne altera i meccanismi funzionali, riducendone l'efficienza. Sicché, appena la perfusione si ristabilisce, il metabolismo cellulare si riattiva in maniera anormale tanto da sortire effetti catastrofici: è nelle ore e nei giorni che seguono l'arresto che le cellule vanno in necrosi. Ciò avviene attraverso una serie di passaggi potenzialmente reversibili: spostamento degli ioni calcio da uno all'altro compartimento cellulare, perossidazione dei lipidi e altre reazioni che coinvolgono i radicali liberi, fenomeni di citotossicità, alterazioni del DNA e infiammazione.

Nessun farmaco si è rivelato capace di fermare questo deterioramento progressivo; il quale, viceversa, può essere contrastato da un abbassamento della temperatura tale da rallentare le attività metaboliche (può fornire un ordine di grandezza la nozione che ogni grado centigrado in meno rallenta il metabolismo dell'otto per cento). I primi studi sull'ipotermia risalgono a molti anni fa, quando i primi cardiochirurghi andarono alla ricerca di un sistema per fermare il cuore, ma poi vennero accantonati per due o tre decenni. All'inizio degli anni novanta furono ripresi da Peter Safar, dell'Università di Pittsburgh, che studiò a fondo, in modelli animali, le reazioni dell'organismo all'abbassamento della temperatura. Vide innanzitutto che il raffreddamento deve essere instaurato lentamente, per non evocare brividi, termogenesi e scariche di catecolamine; deve essere contenuto entro limiti precisi, per non indurre aritmie ovvero coagulopatia e infezioni devastanti.

Safar elaborò uno schema operativo per raffreddare il corpo a 33-36°C che sperimentò nel cane. La sua terapia ipotermica permetteva di superare un arresto circolatorio completo di 10-12 minuti, seguito da riperfusione: al termine del trattamento, il cervello funzionava normalmente e appariva perfetto all'esame istologico. Gli esiti del trattamento ipotermico sono stati successivamente verificati, sempre in laboratorio, anche sulle cellule dell'ippocampo, sensibilissime all'ipossia.

Fino a oggi gli studi clinici nell'uomo sono stati per lo più retrospettivi e non controllati. Ma lo scorso febbraio il New England Journal of Medicine ha pubblicato due studi randomizzati e controllati che hanno valutato gli effetti del trattamento ipotermico sugli esiti neurologici, sulla mortalità e sulle complicanze dell'arresto cardiaco. Gli autori: Stephen Bernard dell'Ospedale di Dandenong e i suoi colleghi australiani e Michael Holzer della Universitätklinik für Notfallmedizin di Vienna e i collaboratori del Hypothermia after Cardiac Arrest Study Group, appartenenti a cinque diversi paesi europei.

I primi hanno sottoposto a ipotermia (33°C) la metà di 77 pazienti che erano stati colpiti da arresto cardiaco per la strada e che, dopo defibrillazione, erano rimasti in coma. I secondi hanno trattato con ipotermia (32-34°C) la metà di 136 soggetti che si erano ripresi da un arresto cardiaco protratto (in media per 21 minuti). In entrambi gli studi, l'altra metà dei pazienti è stata trattata come d'uso, in ambiente normotermico. Al termine del ricovero ospedaliero è sopravvissuto senza gravi deficit neurologici il 49 per cento degli ipotermizzati australiani e il 56 per cento di quelli europei, in contrasto con il 26 e il 39 per cento dei rispettivi controlli. Si deve aggiungere che a distanza di 6 mesi, fra gli europei è risultato vivo il 59 per cento dei trattati contro il 45 per cento dei controlli e che i primi non hanno riportato complicazioni a causa del raffreddamento.

L'ipotermia ha dunque dato importanti vantaggi in ambedue gli studi, che pure sono stati condotti secondo procedure differenti: previa curarizzazione (per evitare i brividi), i pazienti sono stati raffreddati con applicazione di ghiaccio da Bernard e con getti d'aria fredda da Holzer; il primo ha poi protratto l'ipotermia per 12 ore, il secondo per 24; nel gruppo australiano il processo di raffreddamento è stato iniziato 30 minuti (valore mediano) dopo la ripresa del battito ed è stato protratto per circa tre ore, nel gruppo europeo è stato instaurato dopo 105 minuti e prolungato per otto ore. Se ne deduce che il raffreddamento deve essere iniziato appena possibile, ma funziona anche se è relativamente tardivo e se impiega più tempo a raggiungere il valore desiderato.

Secondo gli autori la sperimentazione clinica della terapia ipotermica potrebbe essere effettuata non solo in caso di arresto cardiaco, ma anche in molte altre condizioni: ictus ischemico, lesioni traumatiche del cervello e del midollo, shock emorragico e, forse, nello shock settico e nell'infarto miocardico.

Massimo Obbiassi


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La morte cardiaca improvvisa

Pubblicato da webmaster | 09:20


La morte cardiaca improvvisa è un’interruzione repentina delle funzioni del cuore. La maggior parte degli episodi è causata da una rapida o caotica attività del cuore, conosciuta come tachicardia o fibrillazione atriale; è un difetto del sistema di conduzione elettrica del cuore che non va tuttavia confuso con l’attacco di cuore o l’infarto del miocardio. Si tratta di una patologia che in Italia provoca tra 50.200 e 70.000 casi di morte all’anno e negliStati Uniti sono classificati come morte cardiaca improvvisa circa il 50% dei decessi causati da malattie dell’apparato cardiovascolare.Questa patologia esordisce con aritmie atriali che gradualmente evolvono verso l’asistolia o assolutamancanza di ritmo cardiaco e pertanto risulta essere reversibile solo se la vittima è trattata in brevissimo tempo tramite defibrillazione. Per ottenere tale risultato si può ricorrere a defibrillatori esterni portatili, apparecchi della grandezza di un computer portatile che permettono all’operatore di intervenire con una procedura guidata eautomatica per la rianimazione del paziente. Grazie a tecnologie sempre più avanzate, questi apparecchi sono estremamente affidabili e facili da usare; sono in grado di analizzare automaticamente il ritmo cardiaco fornendo quindi all’operatore tutte le indicazioni sulle azioni necessarie da intraprendere in caso di emergenza. Si tratta di dispositivi fondamentali per il trattamento della morte cardiaca improvvisa; a tale proposito è sufficiente ricordare che circa il 25% dei casi potrebbe essere rianimato se venissedefibrillato entro 4/5 minuti, dato che per ogni ulteriore minuto la possibilità di sopravvivenza diminuisce del 10%. Il tempo infatti è un fattore fondamentale per la sopravvivenza senza danni cerebrali irreversibili, che comportano anche esiti catastrofici come lo stato vegetativo permanente con costi sociali edeconomici elevatissimi per la persona, la famiglia e la società.

Ben conscio dell’importanza della diffusione e dell’utilizzo dei defibrillatori portatili, anche lo Stato italiano al pari di quello americano, austriaco e francese, ha approvato una legge che consente l’uso dei defibrillatori portatili anche a personale non sanitario, dopo aver frequentato un corso di addestramento comprensivo anche delle manovre di rianimazione cardio-polmonare di base. La legge n. 120 del 3.4.2001 consente “l’uso del defibrillatore semiautomatico in sede extraospedaliera anche al personale sanitario non medico, nonché al personale non sanitario che abbia ricevuto una formazione specifica nelle attività di rianimazione cardiopolmonare”.In totale con una defibrillazione precoce potrebbe sopravvivere il 12,5% dei pazienti, ciò significa che circa 10.000 mila vite potrebbero essere salvate. Bisogna poi considerare che la morte cardiaca improvvisa si manifesta prevalentemente in sedeextra ospedaliera, nel 70-80% dei casi a domicilio del paziente e soltanto nel 15-20% sul luogo di lavoro o per la strada. Le caratteristiche del paziente a maggiore probabilità di morte cardiaca improvvisa, comprendono una storia clinica di patologie di pertinenza cardiologica, tra le quali si annoverano in particolarequadri di severo scompenso cardiaco, infarto acuto del miocardio ed importante aritmia atriale. Anche qualora l’evento non risulti letale, il soggetto è comunque esposto ad un elevato rischio di incorrere in successivi episodi di arresto cardiaco a prognosi infausta. Testimonianza Questa signora era affetta da un prolasso congenito della valvola mitrale senza disturbi fino all’età di 30 anni. In seguito, per altri 15 anni, fino all’arresto cardiaco, soffrì solo del fastidio provocato dalle frequenti tachicardie, alle quali però la signora aveva fatto l’abitudine. La signora si sottoponeva ai controlli regolari indicati in media ogni 5-8 anni. Durante gli ultimi 2 anni prima dell’arresto (dal 1998), il prolasso si accentuò e con esso le tachicardie e il rigurgito atrio-venticolare. Tuttavia, secondo il cardiologo, non vi erano dati particolarmente preoccupanti, in quanto non si riscontrava nessuna modificazione significativa delle dimensioni del cuore. L’ultima visita di controllo risale al 1999 e in quell’occasione il cardiologo consigliò un controllo entro e non oltre i due anni. Da quell’ultima visita cardiologica fino all’arresto, la signora non ricorda di aver avvertito disturbi significativi tali da metterla in allarme. L’arresto cardiaco la colse improvvisamente mentre teneva una conferenza con altri colleghi. 2
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La presenza in sala di alcuni medici fu fondamentale non solo per la tempestività del soccorso, maanche per ricevere un soccorso adeguato, la signora venne infatti sdraiata e soccorsa con respirazione artificiale e massaggio cardiaco manuale. Un secondo fattore fondamentale, dopo quello della diagnosi e del soccorso immediato, fu lacontinuità del soccorso, avvenuto ininterrottamente fino all’arrivo dell’ambulanza: la signora venne infatti mantenuta in vita per quasi un quarto d’ora. Il terzo fattore fondamentale per la sopravvivenza della signora, fu l’arrivo quasi immediato, 10-15 minuti, dell’ambulanza munita di un defibrillatore portatile, che permise di continuare il trattamentofino all’arrivo in ospedale. La signora passò un primo periodo di quattro giorni in rianimazione poiché si temevano gravi conseguenze neurologiche e sotto continua terapia. Il risveglio dal coma avvenne già nel tardo pomeriggio e le prime risposte verbali nel mattino successivo, anche se la memoria a breve termine cominciò a ricostituirsi solo dopo qualche giorno. Dopo i primi quattro giorni di trattamento intensivo la signora venne trasferita nel reparto di elettrofisiologia, dove per altri quindici giorni circa fu trattenuta in osservazione. I medici valutarono l’opportunità di un intervento sulla valvola mitrale, ma i rischi erano alti: le aritmie ventricolari perduravano. Alla fine data la gravità della situazione si rese necessario l’impianto di un defibrillatore. Ma a distanza di 3-4 mesi, il vizio mitralico iniziò a farsi sentire con spossatezza, impressione di venire meno, mancanza d’aria, fiato corto, caviglie gonfie e pesantezza. La signora si decise perl’intervento chirurgico di plastica mitrale che riuscì pienamente . I disturbi descritti sparirono, ma non vennero meno le aritmie ventricolari che ancora permangono, benchè la signora, grazie al defibrillatore impiantato, non se ne accorga nemmeno. Ormai a distanza di 18 mesi dall’impianto del defibrillatore e a un anno dall’intervento chirurgico, la signora confessa di sentirsi addirittura meglio di quanto si sentisse due anni prima dell’arrestocardiaco; ha potuto riprendere in pieno la sua attività professionale e la sua vita sociale. 3


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Proposta di legge del 2008

Pubblicato da webmaster | 06:05


PROPOSTA DI LEGGE
d'iniziativa dei deputati
DI VIRGILIO, ABRIGNANI, ANGELUCCI, BARANI, BARBIERI, BERNARDO,
BERTOLINI, BIANCOFIORE, BOCCIARDO, CARLUCCI, CASSINELLI, CATONE,
CICCIOLI, COLUCCI, DE CORATO, DELLA VEDOVA, DI CAGNO ABBRESCIA,
DIVELLA, FALLICA, HOLZMANN, JANNONE, LISI, LORENZIN, MANCUSO,
MANNUCCI, GIULIO MARINI, MAZZOCCHI, MIGLIORI, MISTRELLO DESTRO,
OSVALDO NAPOLI, PALMIERI, PELINO, POLLEDRI, PUGLIESE, RAISI, LUCIANO
ROSSI, SIMEONI, SPECIALE, STRADELLA, VALENTINI, VENTUCCI

Nuove norme in materia di utilizzo dei defibrillatori semiautomatici e automatici in ambiente
extraospedaliero
Presentata il 6 maggio 2008



Onorevoli Colleghi! - In Italia ogni anno muoiono circa 60.000 persone per arresto cardiaco
improvviso: 1 su 1.000 abitanti; 1 ogni 19 minuti. Un numero enorme che corrisponde al 10 per
cento dei decessi che si verificano annualmente nel nostro Paese. In Europa si calcola che le vittime
di tale evento siano oltre 300.000, e spesso si tratta di giovani. La percentuale di sopravvivenza
all'arresto cardiaco è inferiore al 2 per cento, poiché i sistemi tradizionali di soccorso molto spesso
non arrivano in tempo per eseguire con successo l'unica terapia in grado di ristabilire la normale
attività cardiaca, ovvero la defibrillazione elettrica applicata in tempi brevi. Molto spesso i sistemi
di soccorso hanno purtroppo tempi d'intervento troppo lunghi a causa delle distanze e del traffico
cittadino, mentre, nel caso di arresto cardiaco, siamo in presenza di una seria e decisiva lotta contro
il tempo.
La morte improvvisa è un evento drammatico con ripercussioni sociali ed economiche,
e purtroppo costituisce una modalità frequente di decesso nei Paesi industrializzati.
Infatti, a dispetto degli enormi sforzi profusi negli ultimi decenni per migliorare il tasso di
sopravvivenza, l'arresto cardiaco extraospedaliero continua a essere una delle principali cause di
morte in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi industrializzati. Le cronache dei quotidiani non
raramente riferiscono di giovani che, improvvisamente, si accasciano a terra nei campi di calcio e
nei campi di tennis, durante corse per dilettanti e così via.
Dopo un arresto cardiaco (perché questa è la vera causa di tali morti) il tempo è cruciale: ogni
minuto di ritardo nel somministrare la scarica elettrica riduce del 5-10 per cento le possibilità di
riavviare il cuore.
Un miglioramento nel tasso di sopravvivenza si ottiene quando i testimoni del malore sono in
grado di riconoscerne la gravità, dare subito l'allarme e indicare correttamente i dati sulle condizioni
del paziente che sono richiesti dalla centrale operativa chiamata per il soccorso. Il passo successivo
è l'esecuzione, da parte dei testimoni, di manovre di rianimazione cardiopolmonare utili a
guadagnare tempo in attesa dell'arrivo dei soccorsi; il terzo anello della catena della sopravvivenza
in questi casi, e quello più critico, è la defibrillazione precoce, poiché l'arresto del cuore determina,
molto spesso, una condizione di aritmia grave denominata «fibrillazione ventricolare». L'ultimo
anello è il veloce trasporto in un centro specialistico di rianimazione.
È allora indispensabile diffondere a larghe fasce della popolazione la cultura dell'emergenza,
formando i comuni cittadini, così come previsto dalla presente proposta di legge, ad essere
soccorritori in caso di necessità.
In queste specifiche emergenze l'unico intervento terapeutico risolutore è rappresentato dalla
defibrillazione elettrica la quale, peraltro, deve essere attuata con grande tempestività dopo il
momento della perdita di conoscenza, pena la morte, il coma irreversibile o il permanere di
gravissimi danni neurologici. In tal senso i defibrillatori semiautomatici sono uno strumento
tecnologicamente avanzato in caso di primo intervento, per salvare vite umane che rischiano di
essere stroncate in presenza di arresto cardiocircolatorio, e una condizione di successo degli stessi è
la velocità con la quale sono utilizzati.
Il termine generico di defibrillatore automatico esterno (DAE) si riferisce a un sistema di analisi
del ritmo, in grado di indicare al soccorritore se la scossa salvavita sia necessaria o meno, e a un
sistema di caricamento automatico. L'operatore che utilizza un defibrillatore completamente
automatico deve semplicemente collegare gli elettrodi al paziente e accendere l'apparecchio: dopo
pochi secondi si determina automaticamente l'analisi del ritmo cardiaco: se si è in presenza di
fibrillazione ventricolare (o di tachicardia ventricolare con caratteristiche prestabilite), il dispositivo
carica i propri condensatori ed eroga lo shock; nel caso degli apparecchi semiautomatici,
l'erogazione dello shock elettrico avviene dopo la conferma dell'operatore, informato dalla
macchina della presenza di un ritmo defibrillabile.
I defibrillatori oggi disponibili sono apparecchiature complesse nella loro struttura ma di facile
impiego attraverso semplici manovre eseguite da un qualsiasi cittadino che abbia frequentato un
corso di formazione, come previsto dall'articolo 1, comma 2, e dall'articolo 2 della presente
proposta di legge. Essi sono forniti di una segnaletica che di volta in volta guida l'operatore.
I defibrillatori semiautomatici sono stati ideati per interventi urgenti e per personale
adeguatamente addestrato a cui però non è richiesto l'onere della diagnosi elettrocardiografica, che è
svolta automaticamente dall'apparecchio che invia un messaggio visivo e anche sonoro all'operatore
deputato all'erogazione della scarica elettrica.
I defibrillatori automatici sono simili a quelli semiautomatici con la differenza tecnica che sono
dotati solo del tasto di
accensione e che erogano in automatico lo shock, ove necessario.
La defibrillazione è un procedimento semplice allo stato dell'attuale tecnologia ed è attuato in
occasione di emergenze cardiocircolatorie che determinano un arresto cardiaco; può essere
considerata un intervento «salvavita» in quanto la possibilità di sopravvivenza dell'individuo è
strettamente correlata al minor tempo che intercorre dal momento del collasso all'applicazione dello
shock elettrico. La ripresa dell'attività della pompa cardiaca e il ripristino di un normale ritmo del
cuore evitano la morte cardiaca.
Il tempo d'intervento è quindi un fattore determinante per il successo o meno della
defibrillazione. La tempestività e la correttezza dell'applicazione della scarica permettono
d'interrompere i fenomeni aritmici potenzialmente fatali per l'individuo colpito da fibrillazione
ventricolare o da tachicardia ventricolare.
Va altresì detto che l'utilizzo di questi apparecchi è diventato oggi più semplice grazie alle
tecnologie d'avanguardia delle aziende produttrici. I defibrillatori semiautomatici per la
defibrillazione precoce sono stati studiati appositamente per essere utilizzati anche da soccorritori
«laici»; si tratta di apparecchi portatili, di piccole dimensioni e di facile utilizzo. Essi analizzano
automaticamente il ritmo cardiaco del paziente e sono in grado, guidando l'operatore, di erogare uno
shock salvavita così da ripristinare il normale battito cardiaco. Le istruzioni vocali e visive emesse
dal dispositivo assistono l'operatore durante le fasi del soccorso rendendo il defibrillatore
estremamente intuitivo nel suo utilizzo. Non è quindi necessaria alcuna esperienza medica per saper
utilizzare appropriatamente i defibrillatori: bastano poche ore di addestramento per imparare a
salvare una vita umana.
L'arresto cardiaco è un evento molto pericoloso: nel 95 per cento dei casi il decesso avviene
poiché l'intervento di defibrillazione, in grado di ripristinare il corretto ritmo cardiaco del paziente,
non viene effettuato entro 5-6 minuti dalla perdita di coscienza. La morte cardiaca improvvisa è
definita come una morte naturale che avviene istantaneamente e inaspettatamente, dovuta a una
patologia cardiaca non nota, oppure nota ma stabile al momento della comparsa dei sintomi.
L'arresto cardiaco rappresenta oltre il 50 per cento di tutti i decessi per malattie cardiovascolari; in
Italia le percentuali di sopravvivenza si allineano con quelle più basse di altri Paesi europei e di
alcune aree dell'America settentrionale.
Dai corsi di defibrillazione precoce, tenuti ormai da tempo nel nostro Paese, è emerso che
operatori «laici» sono in grado di apprendere il corretto utilizzo degli strumenti più facilmente e
rapidamente di quanto non avvenga con le manovre di rianimazione cardiopolmonare di base,
comunque necessarie.
Esperienze cliniche hanno dimostrato che i DAE hanno alta specificità (93 per cento) e
sensibilità diagnostica (98 per cento) e non vengono ingannati da variabili contingenti come
potrebbero essere i movimenti del paziente (convulsioni e respirazione agonica), né da movimenti
che altri causano nel paziente.
La materia è disciplinata dalla legge 3 aprile 2001, n. 120, la quale, nella XIV legislatura, è stata
oggetto di due interventi di modifica da parte dell'allora maggioranza di centrodestra: essa è stata
infatti novellata una prima volta dall'articolo 1 della legge 15 marzo 2004, n. 69 - con la quale si è
estesa la possibilità di utilizzare i defibrillatori in sede intra ed extraospedaliera a tutto il personale
debitamente addestrato, anche non medico e non sanitario - e successivamente dall'articolo 39-
vicies quater del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, dalla legge
23 febbraio 2006, n. 51, il quale ha disposto che la formazione del personale sanitario non medico e
del personale non sanitario possa essere svolta anche dalle organizzazioni medico-scientifiche senza
scopo di lucro nonché dagli enti operanti nel settore dell'emergenza sanitaria.
La stessa legge n. 120 del 2001 ha, inoltre, disposto l'adozione, con decreto
del Ministro della salute, di apposite linee guida per il rilascio della prevista autorizzazione da parte
delle regioni all'utilizzo extraospedaliero dei defibrillatori da parte del predetto personale. A seguito
delle modifiche intervenute nel 2001 al titolo V della parte seconda della Costituzione, le linee
guida sono state adottate nella forma di accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano in data 27 febbraio 2003: con tale
provvedimento sono stati disciplinati i criteri per l'utilizzo dei defibrillatori semiautomatici, le
modalità e i termini per l'autorizzazione al loro impiego e la formazione degli operatori autorizzati
all'utilizzo di tali apparecchiature; si specifica - inoltre - che l'accreditamento e la certificazione dei
formatori sono di competenza delle regioni, sentiti i comitati regionali per l'emergenza.
Si noti che il riconoscimento automatico dell'aritmia ha rappresentato l'elemento decisivo al fine
di sollevare gli operatori non medici dalla responsabilità medico-legale e permettere quindi
l'utilizzo di tali strumenti da parte loro.
Leggi analoghe sono patrimonio di numerosi Stati europei e nordamericani nei quali, a seguito
della loro introduzione, si è assistito a un notevole incremento della sopravvivenza dopo un arresto
cardiaco, che può raggiungere anche il 35-40 per cento dei casi.
Lo scopo della presente proposta di legge è proprio quello di promuovere la diffusione dei
defibrillatori semiautomatici e automatici esterni indicando i criteri per la individuazione dei luoghi,
delle strutture e dei mezzi di trasporto ove ne è prevista la detenzione (articoli 1 e 5).
Altro punto cardine del provvedimento (articolo 1, comma 2, e articolo 2) è quello di porre
particolare attenzione alla formazione e all'addestramento del personale di soccorso non medico per
l'utilizzo dei defibrillatori con certificazione di idoneità e con istituzione di un apposito registro per
l'iscrizione dei soggetti abilitati (articolo 4). Naturalmente, anche i privati possono possedere e
utilizzare i defibrillatori per uso personale.
Se ne deduce che la finalità fondamentale della presente proposta di legge è quella di diffondere
una cultura dell'emergenza cardiologica e di formare la popolazione a un corretto uso dei
defibrillatori semiautomatici e automatici esterni in conformità alle linee guida citate e alle linee
guida internazionali vigenti in materia.
Infatti, l'introduzione e la diffusione dei defibrillatori in ambiente extraospedaliero si integra con
una filosofia di sviluppo e di valorizzazione della cultura dell'emergenza anche da parte del
personale non medico.
Il provvedimento introduce inoltre detrazioni fiscali per i privati che intendano acquistare un
defibrillatore semiautomatico o automatico esterno (articolo 7) e individua le risorse necessarie al
fine di promuovere la presenza dei defibrillatori nelle strutture, pubbliche e private, di cui
all'articolo 5.
Sebbene l'Unione europea già nel 1991 avesse approvato una decisione (decisione n.
91/396/CEE del Consiglio del 29 luglio 1991, successivamente abrogata a seguito della nuova
disciplina generale recante l'istituzione di un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di
comunicazione elettronica, di cui alla direttiva 2002/21/CE del Parlamento e del Consiglio, del 7
marzo 2002) che invitava i Paesi membri ad attivare il numero telefonico d'emergenza medica 112,
alcuni Paesi, oltre a non avere una legge che regolamenta l'utilizzo dei defibrillatori semiautomatici
e automatici esterni, sono ancora lontani dal recepimento di tale atto.
In Europa vi sono differenze sostanziali nell'organizzazione del servizio di emergenza medica
tra i Paesi del centro e dell'est europeo e quelli dell'Europa occidentale. Nella maggior parte dei
Paesi del centro e dell'est europeo e in pochissimi Paesi occidentali il medico ha un ruolo attivo
nella squadra di primo soccorso e molto spesso è il responsabile per l'utilizzo del defibrillatore a
bordo dell'autoambulanza. Nel resto dell'Europa occidentale la squadra di primo soccorso è
composta dal
personale dell'autoambulanza addestrato per il Basic Life Support Defibrillation (BLSD). Inoltre,
nella maggior parte dei Paesi europei le Forze di polizia non sono integrate nel servizio di
emergenza medica che comprende invece, in molti Paesi, i vigili del fuoco.
Come si rileva, in Europa non vi è, in definitiva, una legislazione chiara e omogenea che
regolamenti la defibrillazione precoce, forse a causa di una limitata percezione dell'importanza di
attivare programmi in tal senso, mentre si potrebbe avere una forte promozione di tale metodica
attraverso un impegno europeo di carattere politico, supportato dalle maggiori società scientifiche.
Per recepire informazioni utili a un provvedimento di legge come il presente, che è rivolto ad
esclusivo vantaggio dei cittadini, nella scorsa legislatura la Commissione Affari sociali della
Camera dei deputati ha svolto audizioni di esperti e di rappresentanti di particolari categorie di
cittadini, come la Società italiana di cardiologia, la Società italiana di aritmologia e
cardiostimolazione, la Commissione nazionale per la rianimazione cardio-polmonare, il direttore del
centro d'emergenza 118 della regione Lazio, il presidente del Coordinamento nazionale delle
associazioni del cuore (CONACUORE), i rappresentanti della Confcommercio e dell'Associazione
nazionale cooperative tra dettaglianti (ANCD). Sono inoltre intercorsi contatti con i rappresentati
della Conferenza delle regioni e delle province autonome.
Purtroppo questo provvedimento non ha ultimato l'iter parlamentare, poiché, benché approvato
dalla Camera dei deputati il 19 aprile 2007 (atto Senato n. 1517, XV legislatura), era stato poi
modificato dalla Commissione Igiene e sanità del Senato della Repubblica e sarebbe dovuto tornare,
in terza lettura alla Camera dei deputati, ma ciò non è avvenuto.
Si sottolinea, infine, che si tratta di un provvedimento di grande rilevanza sociosanitaria e si
spera quindi che sarà presto approvato con procedura d'urgenza.

Leggi tutta la proposta cliccando qui


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La legge è dalla nostra!!

Pubblicato da webmaster | 05:58


Legge 8 marzo 2001: "utilizzo dei defibrillatori semiautomatici in ambiente extraospedaliero"
Art.1
1. È consentito l'uso del defibrillatore semi automatico in sede extraospedaliera anche al personale sanitario non medico, nonchè al personale non sanitario che abbia ricevuto una formazione specifica nelle attività di rianimazione cardio-polmonare.
2. Le regioni e le province autonome disciplinano il rilascio da parte delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere dell'autorizzazione all'utilizzo extraospedaliero dei defibrillatori da parte del personale di cui al comma 1, nell'ambito del sistema di emergenza 118 competente per territorio o, laddove non ancora attivato, sotto la responsabilità dell'azienda unità sanitaria locale o dell'azienda ospedaliera di competenza, sulla base dei criteri indicati dalle linee guida adottate dal ministro della Sanità, con proprio decreto, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Con questa legge si consente l'ampliamento della porzione di catena della sopravvivenza attivabile sul luogo stesso dell'accidente: la catena della sopravvivenza è quella sequenza di comportamenti che attuati in successione e con la dovuta perizia permettono, a chiunque li conosca, di far fronte alle emergenze cardio-respiratorie senza essere un sanitario. I quattro anelli della catena sono:
rapida attivazione del sistema di emergenza sanitaria (in Italia tel. 118)
Basic Life Support
defibrillazione precoce (prima di questa legge attuabile SOLO da personale sanitario abilitato)
Advanced Cardiac Life Support (attuabile solo in struttura sanitaria attrezzata)
Prima dell'approvazione di questa legge ad es. l'Assistente Bagnanti, anche disponendo di un A.E.D e conoscendone l'uso, non avrebbe potuto praticare la defibrillazione. Ciò era consentito solo al personale sanitario qualificato e legalmente abilitato a farlo:
prendere la decisione di sottoporre a defibrillazione, prevede il possesso delle conoscenze indispensabili per capire inequivocabilmente che questa sia effettivamente l'azione necessaria da attuare.
Ovvio che esista ancora la criticità di questa scelta, ma nei moderni defibrillatori (quelli ai quali la nuova legge si riferisce) la macchina stessa, con un software sofisticato, può verificare la situazione di necessità e l'utilità dell'intervento. Essa, dopo averne diagniosticato la necessità, la comunica all'operatore che dovrà solo essere in grado di manovrare la macchina stessa.

Si tratta di una "scatola" a prova d'urto, a tenuta stagna, con pochi pulsanti, un piccolo schermo, un altoparlante (che è bene non "soffocare" con indumenti) e gli attacchi per i due cavi degli elettodi. Quando necessario la si attiva e ci si prepara a praticare le istruzioni vocali che emette: dapprima essa esorta a inserire le spine degli elettodi e ad applicare questi sul torace del pericolante (sui cuscinetti c'è il grafismo che riproduce l'area su cui appiccicarli). Quindi la macchina procede a una serie di controlli durante i quali esorta il soccorritore a non toccare il pericolante (anche per non alterare i parametri che essa sta verificando).

Elaborati i dati, la macchina, suggerisce di riprendere la rianimazione (CPR), oppure esorta ad allontanarsi ed allontanare tutti gli astanti, per preparare la scarica (sarebbe molto "antipatico" essere a contatto con il pericolante mentre la riceve).

Un segnale acustico indica che la macchina è pronta e viene richiesto di "liberare" la scarica pigiando l'apposito pulsante. Subito dopo, viene ripetuto il controllo dei vari parametri ed emanate nuove istruzioni: riprendere la rianimazione, oppure ripetere la scarica, o attivare altre manovre.

Se sei curioso del suo funzionamento puoi provare questa demo che puoi salvare o istallare da qui; la ho trovata in un sito nord-americano(se ricordo bene), mi sembra simpatica e realistica. Anche se "parla" inglese, si intuisce con facilità.

Risulta abbastanza chiaro che: avendo una cultura media, conoscendo i meccanismi e le manovre della CPR (cosa che attualmente si verifica in tutti gli A.B.), disponendo di un AED e avendone imparato (con apposito corso abilitante) le manovre di utilizzo, si aggiunge il terzo anello alle procedure di primo soccorso attivabili immediatamente sul luogo dell'incidente. Facile prevedere un notevole miglioramento delle prospettive di successo!

Fonte:
Il salvamento


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Cosa è il B.L.S.D.?

Pubblicato da webmaster | 05:43


Per "Basic Life Support with Defibrillator" si intendono una serie di tecniche basilari di soccorso e rianimazione cardio-polmonare anche con l'ausilio di un defibrillatore semi-automatico.
Queste tecniche vengono acquisite all'interno di un corso tenuto da istruttori qualificati e costantemente aggiornati ed è standardizzato in molti Paesi del mondo.

Perchè imparare il BLSD?
Saper affrontare una situazione di emergenza con la lucidità che solo un Corso altamente professionale può dare è un principio importante non solo per lo studente di medicina ed il medico, che più facilmente possono venire a contatto con queste situazioni, ma anche per tutte le persone "comuni" che potrebbero venire a contatto con queste situazioni; inoltre, recenti disposizioni di legge (D. Lgs. 120/01 art. 1) prevedono l'insegnamento e la conoscenza dell'uso del defibrillatore semi-automatico da parte di una vasta popolazione di lavoratori in modo da poter intervenire pi efficacemente in caso di necessità.


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Nuove linee guida di BLSD

Pubblicato da webmaster | 05:38


'IRC (Italian Resuscitation Council), che certifica le linee guida sulla rianimazione cardio polmonare in Italia, ha pubblicato sul suo sito www.ircouncil.org le nuove linee guida per il BLS e il BLSD.
Sono state introdotte rilevanti modifiche sia nel BLS adulto che in quello pediatrico (PBLS), come ad esempio l'abbandono della ricerca dei segni di circolazione. Le novit? coinvolgono anche la sequenza delle scariche del defibrillatore che cambiano di intensit? e passano da 3 a 1.

Vediamo in dettaglio alcuni dei cambiamenti:
(tengo a precisare che le indicazioni contenute in questo post sono destinate esclusivamente al personale di soccorso definito "laico" come i bagnini e non quello professionale, che pu? invece trovare le informazioni che lo riguardano leggendo direttamente il documento dell'IRC Nuove linee guida BLSD, dal quale ? stato estratto parte del testo che segue)

APERTURA DELLE VIE AEREE
Com'era prima: il soccorritore operava una modesta estensione del capo con una mano sulla fronte della vittima, osservava e ispezionava il cavo orale, quindi iperstendeva il capo (se non si sospettavano traumi alla colonna cervicale) con l'aiuto di due dita dell'altra mano sulla punta del mento.
Con le nuove linee guida: si posizionano le mani sulla fronte e sulla punta del mento e si procede alla iperestensione del capo ed al sollevamento del mento. Non ? previsto alcun controllo visivo delle vie aeree o esplorazione del cavo orale con le dita, tranne quando si sospetta un'ostruzione del cavo orale.

SOPPRESSIONE DELLE PRIME 2 VENTILAZIONI DI SUPPORTO
Com'era prima: dopo la verifica dello stato di coscienza e l'apertura delle vie aeree, si valutava il respiro attraverso la manovra GAS per 10", se non respirava si eseguivano subito 2 ventilazioni di supporto della durata di 2" ciascuna.
Con le nuove linee guida: dopo la verifica dello stato di coscienza e l'apertura delle vie aeree, si valuta il respiro attraverso la manovra GAS per non pi? di 10". Se non respira o nel caso fossimo in dubbio, iniziare subito con le compressioni toraciche.

POSIZIONE DELLE MANI NELLE COMPRESSIONI TORACICHE
Com'era prima: si ricercava il punto di repere al centro del torace facendo scorrere l'indice ed il medio sul margine inferiore della gabbia toracica fino al congiungimento delle coste con lo sterno; si posizionava il dito medio su questo punto, si appoggiava l'indice sullo sterno, facendo scorrere la mano libera sullo sterno si appoggiava di fianco all'indice. Si sovrapponeva poi l'altra mano alla prima. Frequenza delle compressioni circa 100 al minuto.
Con le nuove linee guida: si pone la parte prossimale del palmo al centro del torace facendo attenzione ad appoggiarla sullo sterno e non sulle coste. Sovrapporre l'altra mano alla prima. Intrecciare le dita delle due mani sovrapposte. Non appoggiarsi sopra l'addome superiore o l'estremit? inferiore dello sterno. Frequenza delle compressioni circa 100 al minuto.

DURATA DELLE VENTILAZIONI E VOLUMI
Com'era prima: si eseguivano 2 ventilazioni della durata di circa 2". Il volume immesso dovrebbe essere circa 1100 ml.
Con le nuove linee guida: si eseguono 2 ventilazioni della durata di circa 1". Il volume immesso dovrebbe essere circa 500-600 ml.

PRESIDI PER LA VENTILAZIONE
Com'era prima: tecniche utilizzabili --> bocca a bocca, bocca-naso, bocca-maschera (con pocket mask)
Con le nuove linee guida: non vi ? pi? il suggerimento ad eseguire il bocca-bocca se il soccorritore non se la sente. In questo caso deve solo procedere al massaggio cardiaco.

SOPPRESSIONE CONTROLLI POLSO E RESPIRO DURANTE LA SEQUENZA
Com'era prima: si eseguiva la ricerca dei segni di circolo. La sequenza prevedeva che dopo 1" fosse eseguito il primo controllo dei segni di circolo e respiro
Con le nuove linee guida: non si esegue il controllo dei segni di circolo ma solo quello dell'attivit? respiratoria, la cui assenza da avvio alla RCP. La sequenza viene interrotta solo dall'utilizzo di un DAE oppura dalla ripresa di una respirazione efficace, dall'arrivo del soccorso avanzato, dall'esaurimento fisico del soccorritore o dall'arrivo di un medico.

RAPPORTO COMPRESSIONI/VENTILAZIONI
Com'era prima: il rapporto compressioni/ventilazioni era 15:2
Con le nuove linee guida: il rapporto compressioni/ventilazioni ? di 30:2

PBLS
Com'era prima: 5 ventilazioni iniziali per poi proseguire con un rapporto compressioni/ventilazioni 5:1
Con le nuove linee guida: sebbene non sia ancora stato riportato nei documenti pubblicati dall'IRC, nel BLS pediatrico l'ERC 2005 indica che restano invariate le 5 ventilazioni iniziali, si abbandona anche qu? la ricerca dei segni di circolazione ed il rapporto compressioni/ventilazioni diventa 15:2

BLSD
Anche nel BLSD si sono apportati dei cambiamenti, dei quali per? mi sembra prematuro trattare poich? richiederanno probabilmente un aggiornamento del software per essere correttamente applicati. Una delle cose pi? importanti, che il documento dell'IRC evidenzia per il BLSD, ? l'importanza di un buon massaggio cardiaco che pu? aumentare le probabilit? di successo della defibrillazione. Viene comunque raccomandato l'utilizzo di un DAE, da personale abilitato, appena si renda disponibile.

A mio parere, non ? per? raccomandabile mettere in pratica le nuove tecniche senza prima aver frequentato un corso di aggiornamento, potete provare a rivolgervi alle delegazioni territoriali della vostra organizzazione di appartenenza (SNS, FIN, CRI, ecc.) per partecipare ad un aggiornamento sulle nuove linee guida per la rianimazione cardiopolmonare. Fino alla pubblicazione del nuovo materiale didattico, l'IRC indica a tutti i suoi istruttori, di continuare ad utilizzare i materiali e le tecniche delle linee guida precedenti, al fine di evitare disomogenit? nei contenuti dei corsi.
Queste nuove linee guida, sono frutto del lavoro svolto dai membri dell'ILCOR (International Liasion Committee on Resuscitation) negli ultimi anni, sulla base del quale l'ERC (European Resuscitation Council, di cui l'IRC ? un membro) ha pubblicato il 28 novembre 2005 le nuove linee guida ERC 2005, aggiornando le precedenti ERC 2000.
Ricordiamoci comunque che la pubblicazione delle nuove linee guida, non implica assolutamente che quelle finora in uso siano da ritenersi poco sicure o inefficaci.

Informazioni da:
www.sunbeach.info


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