
L’arresto cardiaco improvviso continua a essere una delle principali cause di morte: nel nostro Paese corrisponde al 10% dei decessi annui e alla metà di tutti quelli legati alle malattie cardiovascolari. Volendo dare dei dati, si verifica in Italia 1 attacco di cuore improvviso ogni 19 minuti, con 60 mila vittime l’anno.
La sopravvivenza è difficile perché i sistemi tradizionali di soccorso non arrivano in tempo per eseguire con successo la defibrillazione elettrica, quella terapia che usa scariche elettriche per ripristinare l’attività normale del muscolo cardiaco. Ogni minuto di ritardo riduce del 5-10% la possibilità di sopravvivere.
Per ridurre questi dati drammatici si punta molto alla diffusione della cultura dell’emergenza, ampliando il numero di soccorritori, non appartenenti alla categoria medica, in grado di usare un defibrillatore semiautomatico esterno e conoscere tutte le operazioni (le cosiddette manovre BLSD, cioè “Basic Life Support Defibrillation”) da eseguire per la rianimazione cardiorespiratoria in caso di perdita di coscienza da arresto cardiocircolatorio.
“Nel nostro Paese non esiste ancora una Legge nazionale di coordinamento della formazione degli operatori non medici” dichiara il dottor Vincenzo Castelli, vicepresidente di Conacuore Onlus. “Lla nostra prima istanza, è che si estenda la base di coloro – onlus e associazioni di volontariato in primis – che possano impartire corsi gratuiti di BLSD, previa autorizzazione da parte degli organi competenti.” Ad oggi, infatti, la legge prevede che i corsi per i soccorritori possano essere organizzati solamente da Asl, forze dell’ordine, personale del 118 e dalle associazioni di volontari.
“Un secondo punto cruciale è il riconoscimento nazionale del diploma di operatore autorizzato: paradossalmente oggi, un diploma conseguito in una Regione potrebbe non essere considerato valido in un’altra” aggiunge Castelli.
Ma non ci si può limitare solo ad aumentare il numero dei soccorritori, servono anche defibrillatori, automatici e semiautomatici, disponibili nei luoghi pubblici ad alta affluenza, come aeroporti, navi da crociera, scuole, club sportivi, centri commerciali. L’arresto cardiaco improvviso, ovviamente, può verificarsi ovunque e bisogna poter avere a portata di mano le apparecchiature necessarie, che gli esperti ritengono di facile utilizzo.
All’estero ci sono già esperienze di questo tipo e sembrano essere positive: “Da poco, per esempio, negli Stati Uniti è stato presentato uno studio in cui si prendono in esame 1.700 college dotati di defibrillatori, dove si pratica sport anche a livello agonistico. I risultati sono sorprendenti: la percentuale di sopravvivenza di chi è colpito da attacco cardiaco improvviso è del 64%” conclude Castelli.
Fonte
L’European Resuscitation Council ha reso note oggi le nuove Linee Guida Europee sulla rianimazione cardiorespiratoria. “In Italia potremmo salvare 40 mila vite se tutti, operatori sanitari e laici, saranno coscienti di questi principi e potranno applicarli in caso di necessità”.
Circa 500 mila persone sono vittime di arresto cardiaco ogni anno in Europa.
E paradossalmente, è estremamente facile aiutare tutti quei cuori che quasi sempre sono troppo giovani per morire. La rianimazione cardiorespiratoria, cioè il massaggio cardiaco esterno e le ventilazioni di soccorso, effettuata da chiunque sia testimone di un arresto cardiaco, incrementa la percentuale di sopravvivenza di 2-3 volte. Nonostante ciò, essa viene effettuata soltanto in 1 caso su 5 arresti cardiaci extra ospedalieri.
Aumentando questa percentuale di interventi ogni anno si potrebbero salvare 100 mila vite in Europa.
Le nuove linee guida Europee, diffuse oggi dallo European Resuscitation Council (ERC), aiuteranno a raggiungere questo obiettivo.
Le nuove linee guida ERC, diffuse in Italia in modo esclusivo da Italian Resuscitation Council (IRC), sono basate sulle più recenti evidenze scientifiche emerse da revisioni sistematiche della letteratura internazionale degli ultimi 5 anni.
Il messaggio per tutti, sanitari e non sanitari, è chiaro e forte: “Se la vittima non reagisce e non risponde, iniziare immediatamente il massaggio cardiaco esterno comprimendo il torace con forza e velocemente: almeno 5 centimetri di compressione per almeno 100 volte al minuto”, ha spiegato Alessandro Barelli, del Dipartimento Emergenza Accettazione del Policlinico Gemelli di Roma, Presidente di Italian Resuscitation Council e Presidente del Centro Europeo per la Medicina delle Catastrofi di San Marino. “Il massaggio cardiaco precoce e non interrotto è il fattore chiave di una buona rianimazione cardiorespiratoria”, ha aggiunto Barelli. “Chiunque, inclusi i bambini, sono in grado di farlo. È una procedura semplice e sicura e aumenta in modo significativo la sopravvivenza. Coloro che sono stati addestrati e che vogliono farlo, possono associare al massaggio cardiaco la respirazione bocca a bocca con un rapporto compressioni/ventilazioni di 30/2”.
“In ogni caso il massaggio cardiaco è fondamentale e deve essere effettuato anche senza ventilazioni di soccorso”, ha proseguito Barelli. “Senza massaggio cardiaco il cervello di una persona in arresto cardiaco va incontro a danni irreversibili già dopo 5 minuti dalla perdita di coscienza”.
“Numerosi studi sulla efficacia delle procedure rianimative sono stati valutati per la stesura delle nuove linee guida ERC 2010 prestando particolare attenzione alla qualità e al livello delle evidenze scientifiche”, ha spiega Sandro Petrolati, del Dipartimento Medicina Cardiovascolare dell’Ospedale San Camillo di Roma, Segretario di Italian Resuscitation Council. “Un altro aspetto fondamentale, oltre al massaggio cardiaco esterno, è l’uso precoce dei defibrillatori automatici esterni (DAE) che sono collocati anche in Italia in molti luoghi pubblici.”
“Le nuove linee guida raccomandano l’uso dei DAE”, ha proseguito Petrolati. “Sono facili da usare e semplici comandi vocali assistono l’utilizzatore in tutte le fasi del processo garantendone la completa sicurezza. La defibrillazione precoce, insieme al massaggio cardiaco, è un fattore prioritario per aumentare la sopravvivenza dopo arresto cardiaco“.
Infine le linee guida ERC 2010 confermano l’importanza dell’ipotermia terapeutica nel trattamento intensivo dei pazienti sopravissuti ad arresto cardiaco. Si tratta di raffreddare il paziente portandolo a 32-34° C per 12-24 ore con mezzi sicuri e facili da utilizzare come semplici sacchetti di ghiaccio. L’ipotermia terapeutica dopo arresto cardiaco aumenta la possibilità di un buon recupero neurologico del paziente.
In sintesi, le nuove linee guida raccomandano massaggio cardiaco immediato ed energico, defibrillazione precoce e raffreddamento post-arresto. “Se tutti, operatori sanitari e persone qualsiasi, saranno coscienti di questi principi e potranno applicarli in caso di necessità potremo salvare 40.000 vite l’anno in Italia”, ha concluso Barelli.
Link di riferimento
Quando un corpo estraneo, sia esso cibo o un piccolo oggetto, va ad ostruire in maniera parziale o totale le vie respiratorie, occorre intervenire tempestivamente affinché le vie aeree siano liberate rapidamente: la manovra idonea a far ciò è detta manovra di Heimlich.
In caso di ostruzione parziale:
quando il corpo estraneo occlude solo parzialmente il passaggio di aria nei polmoni, di solito la vittima tossisce producendo sibili respiratori.
Si dovrà solo incoraggiare la vittima senza ulteriori manovre.
Se il tentativo della vittima non ha successo e si verifica un aumento delle difficoltà respiratorie, (stridore inspiratorio, tosse debole ed eventuale comparsa di cianosi) l'ostruzione parziale dovrà essere trattata come una ostruzione completa.
In caso di ostruzione completa:
la vittima, generalmente seduta o in piedi, dà segni di soffocamento portandosi le mani al collo (segnale universale di ostruzione delle vie aeree) e non sarà in grado di parlare né di tossire.
Se non si interviene tempestivamente tentando di disostruire le vie aeree, la vittima non essendo più in grado di ossigenarsi perderà coscienza entro pochi minuti, andando successivamente in arresto cardiocircolatorio.
Manovra di Heimlich per disostruire le vie aeree - paziente cosciente:
può essere effettuata con il paziente in piedi o seduto.
PRIMA FASE: il soccorritore si pone lateralmente al paziente e fa flettere il busto in avanti, posa la mano sinistra sulla fronte e iperestende il capo, esegue con la mano destra 5 pacche nella zona interscapolare dal basso verso l'alto con fuga laterale.
Se questa manovra non è sufficiente a disostruire le vie respiratorie si esegue la seconda fase:
SECONDA FASE: il soccorritore si pone dietro il paziente,
trova il punto di compressione facendo con la mano sinistra una C pollice indice, dove l'indice troverà l'ombelico e il pollice la parte inferiore dello sterno (processo xifoideo), pone l'altra mano a pugno chiuso pollice interno al centro della C,
afferra il pugno con la mano sinistra e compie 5 compressioni (1 ogni 2 secondi) antero-posteriori, dal basso verso l'alto (movimento a cucchiaio).
Manovra di Heimlich per disostruire le vie aeree - Paziente incosciente:
adagiarlo supino sul pavimento, iperestendergli il capo e controllare la cavità orale; se il corpo estraneo non è visibile e non può essere rimosso, il soccorritore esegue due insufflazioni;
se il passaggio dell'aria è ancora ostruito si adotta la manovra del massaggio cardiaco esterno; al termine si ricontrolla la cavità orale e se la situazione è ancora invariata si ripete il tutto sino al ripristino del respiro.
Nota Bene: se trovate una persona priva di coscienza e non vi sono testimoni della sospetta occlusione da corpo estraneo dovete procedere come Rianimazione Cardio-Polmonare da BLS.
Terminate le 30 compressioni, si effettuano 2 insufflazioni d’aria, secondo due tecniche distinte:
Ventilazione bocca a bocca: Il soccorrito reinspira profondamente e, mantenendo sollevato il mento con due dita, fa aderire le labbra intorno alla bocca dell’infortunato. La mano controlaterale chiude le narici per evitare fuoriuscita di aria e mantiene il capoin iperestensione. Si insuffla aria in 1”.
Ventilazione bocca-maschera: La maschera tascabile (pocket mask) offre molti vantaggi:
• Evita il contatto diretto con la cute e le secrezioni della vittima.
• Impedisce la commistione tra aria insufflata con quella espirata dalla vittima, tramite una valvola unidirezionale
• Diminuisce il rischio di infezione attraverso un filtro antibatterico.
• Permette il collegamento con una fonte di ossigeno.
La tecnica prevede la completa adesione del bordo della maschera sul viso della vittima, in modo da coprire bocca e naso. Anche in questo caso il capo deve essere mantenuto in iperestensione.
Le manovre di rianimazione cardiopolmonare dovranno proseguire senza interruzione, mantenendo un rapporto compressioni-insufflazioni 30:2; potranno essere interrotte solo nei seguenti casi:
• comparsa di respirazione efficace,
• arrivo del DAE;
• arrivo del soccorso avanzato;
• sfinimento fisico.
Porre la parte prossimale del palmo della mano al centro del torace,facendo attenzione di appoggiarla sullo sterno e non sulle coste. Sovrapporre l’altra mano alla prima ed intrecciare ledita. Iniziare le compressioni con le braccia ben tese, alla frequenza di 100al minuto,comprimere il toraceabbassando lo sterno di 4–5 cm; ognicompressione deve essere alternata adun rilasciamento della stessa durata(rapporto 1:1)
Il termine BLS-D sta per Basic Life Support Defibrillation ed identifica il corso che fornisce,a personale sanitario e non, la formazione specifica per intervenire in aiuto ad una o più persone colpite da Morte Cardiaca Improvvisa. Grazie al perfezionamento del Defibrillatore Semiautomatico Esterno, in grado di analizzare autonomamente il ritmo cardiaco e la necessità della defibrillazione, è stata approvata in Italia la Legge n° 120 del 3 aprile 2001 il cui art. 1 recita:Art. 1. E’ consentito l’uso del defibrillatore semiautomatico in sede extra-ospedaliera anche al personale sanitario non medico, nonché al personale non sanitario che abbia ricevuto una formazione specifica nella attività di rianimazione cardio-polmonare. Il corso di Primo Soccorso con Defibrillatore (BLS-D) ha il duplice obiettivo di: - fornire un aggiornamento al personale sanitario- promuovere la formazione di addetti al primo soccorso aziendale e di personale non sanitario, comuni cittadini, definiti “laici”. Lo scopo è quello di avere il più ampio numero possibile di persone in grado di intervenire in aiuto di cittadini colpiti da morte cardiaca improvvisa, aumentando così le possibilità di sopravvivenza. L’obiettivo del BLS-D, quindi, è di far si che un cittadino comune, presente alla Morte Cardiaca Improvvisa, sia in grado di attivare il sistema di emergenza territoriale, di reperire, applicare ed attivare correttamente il defibrillatore presente in loco, ed iniziare le manovre di rianimazione cardiopolmonare di base. Le capacità tecniche ed operative nel praticare la rianimazione cardiopolmonare di base e la defibrillazione con Defibrillatore Semiautomatico sono fondamentali. La formazione, l’allenamento e il retraining consentono all’esecutore di mantenere delle ottime prestazioni in caso di reale intervento per morte cardiaca improvvisa. Il corso BLS-D ha una durata di 8 ore e comprende una parte teorica e l’addestramento pratico con manichino e Defibrillatore Semiautomatico. Il programma è così articolato: - Riconoscimento della morte cardiaca improvvisa - Attivazione della catena della sopravvivenza - Richiesta di aiuto - Pericoli per il soccorritore - Sequenza operativa e tecniche A (air way), B (breathing), C (circulation) del Basic Life Support - Valutazione della vittima e della scena - Posizionamento della vittima. Apertura e controllo delle prime vie aeree - Valutazione dei segni vitali ( respirazione e polso carotideo) - Massaggio cardiaco esterno – Ventilazione artificiale senza e con presidi - Posizione laterale di sicurezza - Defibrillazione precoce con l’utilizzazione di un Defibrillatore Semiautomatico Esterno - Tecniche e procedure in caso di ostruzione parziale o totale delle prime vie aeree, sia con paziente cosciente che con paziente incosciente Addestramento pratico al BLS: - Rianimazione cardiopolmonare con soccorritore privo di presidi - Rianimazione cardiopolmonare con due soccorritori - Tecniche di posizionamento della vittima - Tecniche di disostruzione manuale delle prime vie aeree in caso di soffocamento da corpo estraneo (colpi interscapolari, manovra di Heimlich) - Procedura in caso di paziente privo di coscienza Addestramento pratico alla Defibrillazione precoce: - Rianimazione cardiopolmonare con 2 soccorritori e l’utilizzazione del Defibrillatore Semiautomatico immediatamente presente sulla scena di morte cardiaca improvvisa testimoniata. - Rianimazione cardiopolmonare con 2 soccorritori e l’utilizzazione del Defibrillatore Semiautomatico disponibile dopo alcuni minuti sulla scena di morte cardiaca improvvisa testimoniata - Rianimazione cardiopolmonare con 2 soccorritori e l’utilizzazione del Defibrillatore Semiautomatico in caso di morte cardiaca improvvisa non testimoniata Al termine del corso BLS-D è previsto un test a risposta multipla ed una prova pratica con rilascio dell’attestato .
Per 60 mila italiani ogni anno è un piccolo apparecchio salvavita, oltre mezzo milione di persone se lo sono già fatto impiantare nel nostro Paese (2 milioni in Europa). Parliamo del pacemaker cardiaco, un minuscolo congegno - grande come una scatola di fiammiferi - che, inserito chirurgicamente sotto la pelle del torace, è in grado di correggere nel caso che i farmaci non risultino efficaci i disturbi del ritmo del cuore, intervenendo quando percepisce che sta battendo troppo in fretta, troppo adagio oppure è un ritmo disordinato.
Una volta impiantanto, il pacemaker diventa una parte dell'organismo con cui dover convivere rispettandone però le caratteristiche. Abbiamo chiesto al professor Massimo Santini, direttore dell'Unità Operativa di Cardiologia all' ospedale romano San Filippo Neri, quali sono gli accorgimenti per convivere con il pacemake: consigli semplici ma degni della massima attenzione, perché possono esistere interferenze con strumenti della vita giornaliera.
Personal computer. Se vengono rispettate le normative base di sicurezza ed il pc è in buone condizioni, è possibile lavorare al computer senza alcuna preoccupazione.
Elettrodomestici. Non ci sono controindicazioni. Evitare, però, di piegarsi sopra il forno a microonde in funzione, controllando sul libretto, le indicazioni del produttore.
Telefono cellulare. Distanza minma d'uso, 15 - 20 centimetri dal dispositivo. Meglio, inoltre, conversare accostandolo all' orecchio opposto a quello del corpo dove si trova il dispositivo ed evitare di tenerlo nel taschino della giacca quando non lo si usi. Ideale è ricorrere all' auricolare e fare attenzione, all' acquisto, al livello di dispersione elettrica indicata dal produttore.
Lettore mp3. Solo se si trovano a 3 centimetri dal dispositivo, auricolari e lettori digitali interferiscono con il funzionamento di defibrillatori e pacemaker. È bene quindi seguire le stesse regole valide per il cellulare.
Altoparlanti. Fare attenzione ad altoparlanti, forti magneti, generatori di corrente, saldatrici industriali ad arco e motori, utensili a batteria come i cacciavite ed i trapani, linee di potenza ad alta tensione, forni fusori, stazioni radar, antenne di trasmettitori. Non avvicinarsi a meno di cento metri per i trasmettitori radio/tv e radar ad alta potenza, capaci di recare danni circuitali. Non chinarsi poi su motori elettrici in funzione, come l' alternatore dell' automobile, che contengono spesso magneti.
In viaggio. Sono circa 6 milioni gli italiani che partiranno in vacanza per Pasqua. Per chi abbia un pacemaker è possibile prendere l'aereo. In aeroporto, però, è utile portare con sè la tessera d' identificazione del dispositivo perché sia quest'ultimo sia il defibrillatore attivano il metal detector. Discorso analogo per i controlli di sicurezza nelle banche. Un portatore di pacemaker può viaggiare con treno, aereo, automobile. E' bene informarsi, andando all'estero, dove siano ubicati i centri ospedalieri specializzati.
In ospedale. Non ci deve sottoporre a risonanza magnetica, PET, elettrocauterizzazione e radioterapia che possono causare danni permanenti al pacemaker tradizionale. Controindicate sono anche TENS (terapia antalgica) e litotripsia per la cura dei calcoli renali e biliari. No anche all'ablazione, defibrillazione e cardioversione esterna, cardioversione interna, terapia ad alta frequenza (diatermia), elettroagopuntura, magnetoterapia. Non sussistono invece controindicazioni per i raggi x, così come per l'uso di trapani dentistici ed apparecchiature per la pulizia dentale e l'uso d'ultrasuoni.
Un nuovo apparecchio. Grazie a un nuovo dispositivo ideato da Medtronic e presentato in un convegno a Milano, i soggetti portatori di pacemaker di nuova generazione potranno sottoporsi a risonanza nucleare magnetica. Il nuovo apparecchio risulta infatti insensibile ai campi magnetici, grazie alle modifiche strutturali dei cateteri e dei circuiti del generatore apportate. Ogni anno vengono eseguite in Italia 800 mila risonanze magnetiche, ogni 5 minuti in Europa viene negato questo esame ad un paziente con pacemaker (300 mila nel nostro Paese). Fra i pazienti con pacemaker, il 17% deve fare una risonanza magnetica per motivi di salute entro un anno dall' impianto e il 75% nel corso della vita.
Cos'è il pacemaker. Fu inventato, nel 1957, da Earl Bakken negli Stati Uniti. Emette impulsi elettrici necessari per regolare la frequenza cardiaca. E' dotato d'un generatore d'impulsi e uno o due elettrocateteri, che portano gli stimoli al cuore. Oggi i dispositivi sono automatici: analizzano le condizioni del paziente e riducono al minimo gli stimoli artificiali.I sistemi, inoltre, raccolgono nel tempo i dati sull'andamento della frequenza cardiaca e sono in grado di trasmetterli con la telemedicina da casa al centro medico ospedaliero, rendendo così più semplice e precisa la gestione della cura del paziente..
All’arrivo sulla scena dell’incidente il soccorritore deve identificare i pericoli potenzialmente evolutivi (fumo, gas, esalazioni nocive, presenza di conduttori elettrici, instabilità dei veicoli coinvolti, fiamme ecc..) per evitare i rischi connessi all’esercizio delle proprie funzioni tramite la “messa in sicurezza della scena” ove possibile, altrimenti affidandoci ad altre figure professionali. L’autoprotezione del soccorritore include l’utilizzo dei dispositivi di sicurezza.
RICORDIAMOCI SEMPRE CHE IN UNA SITUAZIONE DI EMERGENZA viene sempre prima la vita del soccorritore
Quindi, prima di iniziare l' ABC (vedi precedenti post), mettere in sicurezza la scena dell'emergenza.
il politraumatizzato è un ferito che presenta lesioni associate a carico di due o più distretti corporei (cranio, rachide, torace, addome, bacino, arti) con eventuale possibili compromissioni delle funzioni respiratorie e/o circolatorie.
Bisogna considerare che il trauma grave:
È la principale causa di morte di morte sotto ai 40 anni
Per ogni decesso, ci sono 2-3 invalidi permanenti
E'la principale causa di perdita della vita lavorativa
Ha un costo sociale enorme, superiore alla spesa per le altre due patologie socialmente invalidanti, quali neoplasie e patologie cardiovascolari.
I DANNI dovuti ad un trauma sono di 2 tipi:
DANNO PRIMARIO: per l’applicazione dell’energia cinetica al corpo o alle parti del corpo della vittima (impatto diretto, decelerazione violenta, ecc..).
Per ridurre questi tipi di danno si deve ricorrere a misure di tipo preventivo (utilizzo di difese passive quali cinture di sicurezza, airbag e riduzione della velocità).
DANNO SECONDARIO: si verifica in una quota rilevante di soggetti in cui l’ipovolemia, l’ipossia, etc. possono aggravare anche irreparabilmente il danno primario (ad esempio: se il capo sbatte violentemente contro un ostacolo può derivarne una lesione cerebrale si parla di danno primario; se il paziente è comatoso e non ventila correttamente l’ipossia e l’ipercapnia che ne derivano aggravano direttamente la lesione iniziale: in questo caso si parla di danno secondario).
Il soccorso preospedaliero ha la finalità di andare a prevenire o limitare tutte quelle situazioni che possono portare ad un danno di tipo secondario.
Le percentuali di Ossigeno contenuto nei soffi d'aria espirati dall'uomo o dai diversi strumenti di ventilazione sono da tenere sempre in considerazione, e sono da calcolare nel caso di insufficiente ventilazione o perfusione tessutale.
Aria espirata 15-16%
Aria Ambiente 21%
Maschera Venturi 20-60%
Pallone Ambu 40-50%
Ambu + reservoir 80-90%
Va e Vieni 90-100%
Respiratore 100%
In caso di respiro spontaneo e ausilio della maschera normale di respirazione, va fatto il calcolo:
O2 in AA + (L/m ossigeno x 3)
Ad esempio, nel caso di un paziente con difficoltà respiratoria aiutato con una maschera per l'ossigeno a 8 l/m, avremo come percentuale di Ossigeno inspirato:
21 + ( 8 x 3 )
Totale 45%....
I primi due valori, ci fanno capire di quanto sia importante, per la rianimazione cardiopolmonare, insufflare l'ossigeno dal pallone Ambu in poi.Vogliamo ricordare che la respirazione bocca a bocca, è una manovra di estrema urgenza e che deve essere effettuata SOLO in mancanza di qualsiasi altro presidio di sicurezza o rianimazione.
Esistono in commercio dei portachiavi fatti apposta per eseguire la respirazione in totale sicurezza, certi hanno anche la valvola antireflusso.
Eccone un esempio:
Se volete questi, li potete trovare cliccando qui;
altrimenti ce ne sono tantissimi in giro per la rete.
Mi raccomando volontari: L'ossigeno è una terapia, e come tale va dato solo dopo prescrizione medica o autorizzazione dalla centrale operativa 118!
Quando capita di vedere una persona in difficoltà, che accusa un certo malore, dobbiamo porgli 4 domande che consideriamo molto importanti, perchè danno subito un quadro chiaro della situazione clinica del paziente:
1: Salve, come si chiama? Dove siamo?
Non appena riceviamo una risposta da parte del paziente, siamo in grado di capire immediatamente: Vie aeree libere (altrimenti non riuscirebbe a parlare), ha respiro e circolo. In base alla risposta possiamo capire la condizione neurologica
2:Fa fatica a respirare?
ci fa capire se il paziente ha subito un trauma oppure riesce a stento a mantenere il respiro. Anche se la maggior parte delle volte è visibile la difficoltà respiratoria, ci sono casi in cui il segno è silente.
3: Ha dolore?
Ci fa capire se e dove ha subito traumi e quindi ci prepara alla movimentazione o alla messa in sicurezza.
4: Riesce a muovere le braccia e le gambe?
Oltre a farci capire se ha avuto trauma, riusciamo a vedere se ha un ictus in corso.
In ogni modo, se capita di incontrare una persona in difficoltà la PRIMA COSA DA FARE è CHIAMARE IL 118 o il numero di emergenza dello stato dove ci si trova (per accordi europei, il numero di emergenza generica nei paesi della comunità è il 112
Per stabilire le priorità di intervento su un paziente definito "critico", dobbiamo valutare i diversi parametri vitali, seguendo una logica data dall'alfabetizzazione degli interventi.
Questi interventi, sono esclusi a scalare, ovvero bisogna partire a valutare dalla lettera A fino a scendere alla lettera E.
Se rileviamo risposte negative durante la valutazione, ci dobbiamo fermare e ripristinare la funzione mancante.
A: Air ways (vie aeree)
Valutare la pervietà delle vie aeree e se c'è una ipotetica incapacità a manterle pervie da parte del paziente. valutare allora, Stato di incoscienza, suoni di ostruzione, o segni evidenti di ostruzione
B: Breathe (respiro)
Verificare se c'è apnea (mancanza di respiro spontaneo);Frequenza respiratoria o < di 8 o >di 30 atti al minuto;valutare se la saturazione è < a 90% in ossigenoterapia; valutare se c'è dispnea (retrazione degli spazi costali o respiro non fisiologicamente accettabile)
C: Circolation (circolo)
Valutare se ci sono Emoraggie esterne importanti, stabilire la qualità dei polsi periferici e centrale in consistenza e regolarità,Rilevare la P. Arteriosa,Valutare eventuale cute pallida, sudata o cianotica.
D: Disability (disabilità)
valutare attraverso la Glascow coma score la funzionalità neurologica del paziente
E:Expose (scoprire)
Ovvero, una volta che sono state accertati parametri vitali nella norma e mancanza di criteri di criticità scoprire il paziente e chiedere se e dove è presente il dolore.
Naturalmente la lettera "E" è di solo competenza medica ed infermieristica, quindi non deve essere presa in considerazione da soccorritori "laici" (volontari del soccorso, cittadini con minime conoscenze di soccorso), e sopratutto non deve mai essere fatta in ambiti extraospedalieri.