Le azioni di collegamento della vittima di arresto cardiaco improvviso con la sopravvivenza sono chiamati per la catena della sopravvivenza ( Fig. 1,1 ). Il primo anello di questa catena indica l'importanza di riconoscere i soggetti a rischio di arresto cardiaco e di chiamare aiuto, nella speranza che il trattamento precoce può prevenire l'arresto. I link centrale raffigurano l'integrazione di RCP e defibrillazione come i componenti fondamentali di rianimazione precoce nel tentativo di ridare la vita. Immediata la RCP può raddoppiare o triplicare la sopravvivenza da VF OHCA. 42 43 44 e 45 Esecuzione di-compressione-only CPR petto è meglio che dare alcun CPR a tutti. 46 e 47 A seguito di VF OHCA, rianimazione cardiopolmonare più defibrillazione entro 3-5 minuti di crollo in grado di produrre alti tassi di sopravvivenza come il 49-75%. 48 49 50 51 52 53 54 e 55 Ogni minuto di ritardo prima defibrillazione riduce la probabilità di sopravvivenza alla dimissione del 10-12%. 42 e 56 Il collegamento finale della catena della sopravvivenza, efficace assistenza post-rianimazione, è rivolto a preservare la funzione, in particolare del cervello e del cuore. In ospedale, l'importanza del riconoscimento precoce della malattia del paziente critico e l'attivazione di un'emergenza medica o un team di risposta rapida, con il trattamento al fine di prevenire l'arresto cardiaco, è ora ben accettato. 6 Negli anni ultimi anni, l'importanza della fase di arresto cardiaco post-trattamento, raffigurato nel quarto anello della catena della sopravvivenza, è stata sempre più riconosciuta. 3 Le differenze in post arresto cardiaco-trattamento può spiegare alcune delle variabilità inter ospedale in esito dopo cardiaco. Arresto 57 58 59 60 61 62 e 63
Fig. 1,1
La pubblicazione di questi Resuscitation CER (Consiglio europeo) Linee guida per la rianimazione cardiopolmonare (RCP) aggiorna quelli che sono stati pubblicati nel 2005 e mantiene il 5-ciclo annuale stabilito di modifiche delle linee guida. 1 Come precedenti orientamenti, questi 2.010 linee guida si basano sulla più recente International Consensus sulla RCP Scienza con trattamento Raccomandazioni (CoSTR), 2 che incorpora i risultati delle revisioni sistematiche di una vasta gamma di argomenti relativi alla CPR. Rianimazione scienza continua ad avanzare, e le linee guida cliniche deve essere aggiornato regolarmente per tener conto di questi sviluppi e consigliare gli operatori sanitari sulle migliori pratiche. Tra le linee guida annuali aggiornamenti-5, il bilancio intermedio scientifica può informare il fornitore di assistenza sanitaria su nuove terapie che potrebbero influenzare in modo significativo risultato. 3
Questa sintesi fornisce gli algoritmi di trattamento essenziale per la rianimazione di bambini e adulti e mette in evidenza i cambiamenti principali linee guida dal 2005. Una guida dettagliata è disponibile in tutte le rimanenti nove sezioni, che sono pubblicati come documenti individuali in questo numero di rianimazione. Le sezioni del 2010 linee guida sono:
1 Sintesi.
. 2 adulto di supporto vitale di base e l'utilizzo di defibrillatori automatici esterni, 4 x RW Koster, MA Baubin, A. Caballero, et al .. Consiglio europeo di Linee guida per la rianimazione Resuscitation 2010. Sezione 2. Adulti supporto vitale di base e l'utilizzo di defibrillatori automatici esterni. Rianimazione 81 (2010) (1277-1292)
3 Koster elettrico. Terapie: defibrillatori automatici esterni, defibrillazione, cardioversione e di stimolazione; 5 x CD Deakin, JP Nolan, K. Sunde, RW. Consiglio europeo di Linee guida per la rianimazione Resuscitation 2010. Sezione 3. terapie elettriche: defibrillatori automatici esterni, defibrillazione, cardioversione e di stimolazione. Rianimazione 81 (2010) (1293-1304)
. 4 adulti di supporto vitale avanzato; 6 x CD Deakin, JP Nolan, J. Soar, et al .. Consiglio europeo di Linee guida per la rianimazione Resuscitation 2010. Sezione 4. Adulti di supporto vitale avanzato. Rianimazione 81 (2010) (1305-1352)
. 5 gestione iniziale delle sindromi coronariche acute; 7 x HR Arntz, L. Bossaert, N. Danchin, N. Nikolaou. Consiglio europeo di Linee guida per la rianimazione Resuscitation 2010. Sezione 5. gestione iniziale delle sindromi coronariche acute. Rianimazione 81 (2010) (1353 - 1363)
6. Pediatrico di supporto alla vita; 8 x D. Biarent, R. Bingham, C. Eich, et al .. Consiglio europeo di Linee guida per la rianimazione Resuscitation 2010. Sezione 6. Pediatrico vita del supporto. Rianimazione 81 (2010) (1364-1387)
. 7 rianimazione dei neonati alla nascita; 9 x J. Wyllie, S. Richmond. Consiglio europeo di Linee guida per la rianimazione Resuscitation 2010. Sezione 7. Rianimazione dei neonati alla nascita. Rianimazione 81 (2010) (1388 - 1398)
8. Arresto cardiaco, in circostanze particolari: anormalità elettrolitiche, avvelenamento, annegamento, ipotermia accidentale, ipertermia, asma, anafilassi, cardiochirurgia, traumi, gravidanza, folgorazione 10 x J. Soar, GD Perkins, G. Abbas, et al .. Consiglio europeo di Linee guida per la rianimazione Resuscitation 2010. Sezione 8. L'arresto cardiaco, in circostanze particolari: anormalità elettrolitiche, avvelenamento, annegamento, ipotermia accidentale, ipertermia, asma, anafilassi, cardiochirurgia, traumi, gravidanza, elettrocuzione. Rianimazione 81 (2010) (1399-1431)
. 9 Principi di educazione in rianimazione; 11 x J. Soar, KG Monsieurs, J. Ballance, et al .. Linee guida del Consiglio europeo di rianimazione per la rianimazione. Sezione 9. Principi di educazione in rianimazione. Rianimazione 81 (2010) (1432-1442)
10. L'etica della rianimazione e di fine del ciclo di vita decisions.12 x FK Lippert, V. Raffay, M. Georgiou, PA Steen, L. Bossaert. Consiglio europeo di Linee guida per la rianimazione Resuscitation 2010. Sezione 10. L'etica della rianimazione e le decisioni di fine vita. Rianimazione 81 (2010) (1443 - 1449)
Le linee guida che seguono non definiscono il solo modo che la rianimazione può essere consegnato, ma semplicemente rappresentare una tesi ampiamente condivisa di come rianimazione dovrebbe essere intrapresa sia sicuro ed efficace. La pubblicazione di raccomandazioni per il trattamento nuovo e rivisto non implica che l'assistenza clinica attuale o è pericoloso o inefficace.
L’European Resuscitation Council ha reso note oggi le nuove Linee Guida Europee sulla rianimazione cardiorespiratoria. “In Italia potremmo salvare 40 mila vite se tutti, operatori sanitari e laici, saranno coscienti di questi principi e potranno applicarli in caso di necessità”.
Circa 500 mila persone sono vittime di arresto cardiaco ogni anno in Europa.
E paradossalmente, è estremamente facile aiutare tutti quei cuori che quasi sempre sono troppo giovani per morire. La rianimazione cardiorespiratoria, cioè il massaggio cardiaco esterno e le ventilazioni di soccorso, effettuata da chiunque sia testimone di un arresto cardiaco, incrementa la percentuale di sopravvivenza di 2-3 volte. Nonostante ciò, essa viene effettuata soltanto in 1 caso su 5 arresti cardiaci extra ospedalieri.
Aumentando questa percentuale di interventi ogni anno si potrebbero salvare 100 mila vite in Europa.
Le nuove linee guida Europee, diffuse oggi dallo European Resuscitation Council (ERC), aiuteranno a raggiungere questo obiettivo.
Le nuove linee guida ERC, diffuse in Italia in modo esclusivo da Italian Resuscitation Council (IRC), sono basate sulle più recenti evidenze scientifiche emerse da revisioni sistematiche della letteratura internazionale degli ultimi 5 anni.
Il messaggio per tutti, sanitari e non sanitari, è chiaro e forte: “Se la vittima non reagisce e non risponde, iniziare immediatamente il massaggio cardiaco esterno comprimendo il torace con forza e velocemente: almeno 5 centimetri di compressione per almeno 100 volte al minuto”, ha spiegato Alessandro Barelli, del Dipartimento Emergenza Accettazione del Policlinico Gemelli di Roma, Presidente di Italian Resuscitation Council e Presidente del Centro Europeo per la Medicina delle Catastrofi di San Marino. “Il massaggio cardiaco precoce e non interrotto è il fattore chiave di una buona rianimazione cardiorespiratoria”, ha aggiunto Barelli. “Chiunque, inclusi i bambini, sono in grado di farlo. È una procedura semplice e sicura e aumenta in modo significativo la sopravvivenza. Coloro che sono stati addestrati e che vogliono farlo, possono associare al massaggio cardiaco la respirazione bocca a bocca con un rapporto compressioni/ventilazioni di 30/2”.
“In ogni caso il massaggio cardiaco è fondamentale e deve essere effettuato anche senza ventilazioni di soccorso”, ha proseguito Barelli. “Senza massaggio cardiaco il cervello di una persona in arresto cardiaco va incontro a danni irreversibili già dopo 5 minuti dalla perdita di coscienza”.
“Numerosi studi sulla efficacia delle procedure rianimative sono stati valutati per la stesura delle nuove linee guida ERC 2010 prestando particolare attenzione alla qualità e al livello delle evidenze scientifiche”, ha spiega Sandro Petrolati, del Dipartimento Medicina Cardiovascolare dell’Ospedale San Camillo di Roma, Segretario di Italian Resuscitation Council. “Un altro aspetto fondamentale, oltre al massaggio cardiaco esterno, è l’uso precoce dei defibrillatori automatici esterni (DAE) che sono collocati anche in Italia in molti luoghi pubblici.”
“Le nuove linee guida raccomandano l’uso dei DAE”, ha proseguito Petrolati. “Sono facili da usare e semplici comandi vocali assistono l’utilizzatore in tutte le fasi del processo garantendone la completa sicurezza. La defibrillazione precoce, insieme al massaggio cardiaco, è un fattore prioritario per aumentare la sopravvivenza dopo arresto cardiaco“.
Infine le linee guida ERC 2010 confermano l’importanza dell’ipotermia terapeutica nel trattamento intensivo dei pazienti sopravissuti ad arresto cardiaco. Si tratta di raffreddare il paziente portandolo a 32-34° C per 12-24 ore con mezzi sicuri e facili da utilizzare come semplici sacchetti di ghiaccio. L’ipotermia terapeutica dopo arresto cardiaco aumenta la possibilità di un buon recupero neurologico del paziente.
In sintesi, le nuove linee guida raccomandano massaggio cardiaco immediato ed energico, defibrillazione precoce e raffreddamento post-arresto. “Se tutti, operatori sanitari e persone qualsiasi, saranno coscienti di questi principi e potranno applicarli in caso di necessità potremo salvare 40.000 vite l’anno in Italia”, ha concluso Barelli.
Link di riferimento
Per 60 mila italiani ogni anno è un piccolo apparecchio salvavita, oltre mezzo milione di persone se lo sono già fatto impiantare nel nostro Paese (2 milioni in Europa). Parliamo del pacemaker cardiaco, un minuscolo congegno - grande come una scatola di fiammiferi - che, inserito chirurgicamente sotto la pelle del torace, è in grado di correggere nel caso che i farmaci non risultino efficaci i disturbi del ritmo del cuore, intervenendo quando percepisce che sta battendo troppo in fretta, troppo adagio oppure è un ritmo disordinato.
Una volta impiantanto, il pacemaker diventa una parte dell'organismo con cui dover convivere rispettandone però le caratteristiche. Abbiamo chiesto al professor Massimo Santini, direttore dell'Unità Operativa di Cardiologia all' ospedale romano San Filippo Neri, quali sono gli accorgimenti per convivere con il pacemake: consigli semplici ma degni della massima attenzione, perché possono esistere interferenze con strumenti della vita giornaliera.
Personal computer. Se vengono rispettate le normative base di sicurezza ed il pc è in buone condizioni, è possibile lavorare al computer senza alcuna preoccupazione.
Elettrodomestici. Non ci sono controindicazioni. Evitare, però, di piegarsi sopra il forno a microonde in funzione, controllando sul libretto, le indicazioni del produttore.
Telefono cellulare. Distanza minma d'uso, 15 - 20 centimetri dal dispositivo. Meglio, inoltre, conversare accostandolo all' orecchio opposto a quello del corpo dove si trova il dispositivo ed evitare di tenerlo nel taschino della giacca quando non lo si usi. Ideale è ricorrere all' auricolare e fare attenzione, all' acquisto, al livello di dispersione elettrica indicata dal produttore.
Lettore mp3. Solo se si trovano a 3 centimetri dal dispositivo, auricolari e lettori digitali interferiscono con il funzionamento di defibrillatori e pacemaker. È bene quindi seguire le stesse regole valide per il cellulare.
Altoparlanti. Fare attenzione ad altoparlanti, forti magneti, generatori di corrente, saldatrici industriali ad arco e motori, utensili a batteria come i cacciavite ed i trapani, linee di potenza ad alta tensione, forni fusori, stazioni radar, antenne di trasmettitori. Non avvicinarsi a meno di cento metri per i trasmettitori radio/tv e radar ad alta potenza, capaci di recare danni circuitali. Non chinarsi poi su motori elettrici in funzione, come l' alternatore dell' automobile, che contengono spesso magneti.
In viaggio. Sono circa 6 milioni gli italiani che partiranno in vacanza per Pasqua. Per chi abbia un pacemaker è possibile prendere l'aereo. In aeroporto, però, è utile portare con sè la tessera d' identificazione del dispositivo perché sia quest'ultimo sia il defibrillatore attivano il metal detector. Discorso analogo per i controlli di sicurezza nelle banche. Un portatore di pacemaker può viaggiare con treno, aereo, automobile. E' bene informarsi, andando all'estero, dove siano ubicati i centri ospedalieri specializzati.
In ospedale. Non ci deve sottoporre a risonanza magnetica, PET, elettrocauterizzazione e radioterapia che possono causare danni permanenti al pacemaker tradizionale. Controindicate sono anche TENS (terapia antalgica) e litotripsia per la cura dei calcoli renali e biliari. No anche all'ablazione, defibrillazione e cardioversione esterna, cardioversione interna, terapia ad alta frequenza (diatermia), elettroagopuntura, magnetoterapia. Non sussistono invece controindicazioni per i raggi x, così come per l'uso di trapani dentistici ed apparecchiature per la pulizia dentale e l'uso d'ultrasuoni.
Un nuovo apparecchio. Grazie a un nuovo dispositivo ideato da Medtronic e presentato in un convegno a Milano, i soggetti portatori di pacemaker di nuova generazione potranno sottoporsi a risonanza nucleare magnetica. Il nuovo apparecchio risulta infatti insensibile ai campi magnetici, grazie alle modifiche strutturali dei cateteri e dei circuiti del generatore apportate. Ogni anno vengono eseguite in Italia 800 mila risonanze magnetiche, ogni 5 minuti in Europa viene negato questo esame ad un paziente con pacemaker (300 mila nel nostro Paese). Fra i pazienti con pacemaker, il 17% deve fare una risonanza magnetica per motivi di salute entro un anno dall' impianto e il 75% nel corso della vita.
Cos'è il pacemaker. Fu inventato, nel 1957, da Earl Bakken negli Stati Uniti. Emette impulsi elettrici necessari per regolare la frequenza cardiaca. E' dotato d'un generatore d'impulsi e uno o due elettrocateteri, che portano gli stimoli al cuore. Oggi i dispositivi sono automatici: analizzano le condizioni del paziente e riducono al minimo gli stimoli artificiali.I sistemi, inoltre, raccolgono nel tempo i dati sull'andamento della frequenza cardiaca e sono in grado di trasmetterli con la telemedicina da casa al centro medico ospedaliero, rendendo così più semplice e precisa la gestione della cura del paziente..
Piacenza é la città più “cardioprotetta” d’Europa grazie alla “defibrillazione precoce sul territorio”, eccellenza di prevenzione sanitaria in cui la nostra città si conferma sempre più come modello internazionale da imitare. Nei giorni scorsi una troupe della Televisivo de Catalunya (TV3) è stata ospite dell’Azienda Usl di Piacenza e dell’associazione onlus “Il Cuore di Piacenza” per un sopralluogo esplorativo della “location” in cui l’emittente televisiva ha deciso di realizzare uno “special” sulla prevenzione della morte improvvisa negli atleti e nello sport.
Francesc Romero Truñó, il giornalista autore del documentario che sarà, fra l’altro, irradiato in Eurovisione, metterà a confronto le diverse realtà di quattro Paesi: Spagna, Belgio, Lussemburgo e Italia.
Piacenza è stata scelta in quanto è la prima città europea che ha saputo organizzare un progetto complessivo (il Progetto Vita) di defibrillazione precoce sul territorio.
I redattori della televisione spagnola giunti in avanscoperta a Piacenza hanno intervistato, in relazione ai casi di morte improvvisa nello sport, la dottoressa Daniela Aschieri, in forza alla Cardiologia di Piacenza e presidente dell’associazione “il Cuore di Piacenza”. Nel corso del colloquio è stata così presentata la legislazione italiana in materia di medicina sportiva, che ha permesso negli anni – attraverso le visite mediche necessarie per il rilascio di idoneità all’attività – di ridurre una percentuale di morti precoci. “Rimane però – ha specificato la dottoressa Aschieri – una soglia non prevedibile”. Francesc Romero Truñó ha poi voluto conoscere nel dettaglio i risultati ottenuti sul territorio dall’associazione Il Cuore di Piacenza. “Il segreto del successo e del grande consenso della rete locale – ha spiegato la cardiologa – è derivato probabilmente dal fatto che qui si è insegnata una procedura d’intervento molto semplice. I cittadini coinvolti (Forze dell’Ordine, volontari, etc..) sono chiamati solo a defibrillare, senza eseguire altre manovre come massaggio cardiaco e ventilazione: a questo pensa il personale del 118”.
Il modello sperimentale piacentino è nato nel 1999, quando ancora in Italia non c’era una legislazione specifica sul tema: dopo due anni, i risultati scientifici ottenuti con la sperimentazione locale hanno portato all’approvazione in Parlamento di una normativa ad hoc.
“Il progetto è cresciuto – ha detto l’Aschieri – ma tanto ancora si può fare. In ambito sportivo l’auspicio è che si arrivi ad avere un defibrillatore in ogni impianto”. Sull’esempio di Piacenza altre città italiane (una ventina) hanno organizzato reti territoriali simili, ma con difficoltà: il nostro modello è riproducibile in realtà di pari dimensioni o quartieri di grandi centri urbani e solo se esiste una forte e capillare sensibilizzazione della comunità, iniziativa che noi siamo riusciti a realizzare in anni di costante dedizione”.
“Essenziale – ha aggiunto l’Aschieri – è il ruolo del sistema emergenza urgenza 118, che coordina tutta la rete dei punti di presenza dei defibrillatori e i volontari che sanno utilizzarli. In caso di arresto cardiaco, infatti, due minuti di ritardo possono fare la differenza tra la vita e la morte”.
Da ultimo, l’inviato di Televisivo de Catalunya ha voluto incontrare anche una delle cinquanta persone che possono dire di essere state “resuscitate” a Piacenza grazie al Progetto Vita. Luigi Galletti (salvato nel 2001 mentre era in bicicletta, a Gossolengo, di ritorno da una pedalata amatoriale con un amico) ha così portato la propria preziosa testimonianza, affiancato dalla moglie.
La troupe spagnola, dopo questa visita preliminare informativa (durante la quale ha potuto verificare l’efficienza e l’efficacia del “modello Piacenza”) tornerà il 18,19 e 20 marzo prossimi per effettuare le riprese e le interviste in città e provincia. A guidarla sul set piacentino saranno Giancarlo Bianchi e Salvatore Mancuso rispettivamente vice presidente e consigliere dell’associazione Il Cuore di Piacenza.
Il giornalista spagnolo realizzerà una parte del filmato presso la sede dei Servizi territoriali Ausl di piazzale Milano, per documentare l’attività di medicina sportiva. Luigi Galletti racconterà la sua “rinascita” mentre sarà ripreso nella sua abitazione, nella stazione ferroviaria (suo luogo di lavoro) e nel parco giochi di Gossolengo, luogo in cui gli è stata salvata la vita con il defibrillatore
Definizione di morte cardiaca improvvisa
La morte cardiaca improvvisa (MCI) consiste in una morte naturale, preceduta da perdita
improvvisa della conoscenza che si verifica entro 1 ora dall’inizio dei sintomi, in soggetti con o
senza cardiopatia nota preesistente, ma in cui l’epoca e la modalità di morte sono imprevedibili.
Epidemiologia
E’ una delle principali cause di morte in tutti i paesi industrializzati, con un indice di sopravvivenza
agli eventi inferiore al 5% in Europa occidentale3.
Circa l’80% degli episodi di morte cardiaca improvvisa sono causati da tachiaritmie ventricolari
maligne, quali la tachicardia ventricolare sostenuta (SVT) e la fibrillazione ventricolare (VF), indotte
da eventi ischemici acuti. La categoria più a rischio è costituita da coloro che hanno già subito un
infarto miocardico.
2. Descrizione, funzionamento e indicazioni
L’ICD è costituito da un generatore impiantato sottocute e da uno o più elettrocateteri posizionati
nelle camere cardiache, in grado di rilevare, interpretare e memorizzare l’attività elettrica intrinseca
del cuore e, all’occorrenza, di erogare stimolazioni (terapia antibradicardica) o shock elettrici
(terapia antitachicardica).
Il defibrillatore cardiaco impiantabile è l’unico device in grado di riconoscere una tachiaritmia
ventricolare maligna e di erogare automaticamente una terapia elettrica immediata in pazienti a
rischio di morte cardiaca improvvisa.
In base alle modalità di stimolazione, si distinguono ICD monocamerali, bicamerali e biventricolari
(ICD tricamerali)4.
I dispositivi monocamerali, i primi entrati in commercio ed ancora in uso, presentano un solo
elettrodo impiantato nel ventricolo destro con funzioni di stimolazione e registrazione
(pacing/sensing) dell’attività di una camera cardiaca.
I bicamerali richiedono l’impianto di due elettrodi uno in atrio ed uno in ventricolo e permettono la
stimolazione, l’analisi e la classificazione del ritmo sia ventricolare che atriale. La presenza di un
elettrocatetere in atrio destro consente di classificare con più precisione i ritmi cardiaci e, in alcuni
modelli, di interrompere anche alcune forme di tachicardia sopraventricolare, quali ad esempio il
flutter atriale.
I vari modelli prodotti dalle diverse ditte si differenziano tra loro sostanzialmente in base alla
programmabilità, ad algoritmi e a parametri di stimolazione e di memorizzazione dei dati.
I biventricolari riuniscono in un unico device un pacemaker biventricolare con un defibrillatore. La
funzione di pacemaker biventricolare si ottiene attraverso l’inserimento di un elettrodo in seno
coronarico in grado di stimolare il ventricolo sinistro. In aggiunta ai 2 elettrodi standard presenti
nell’atrio e ventricolo destri, permette la resincronizzazione atrio-ventricolare e tra ventricolo destro
e ventricolo sinistro, con un miglioramento della funzione contrattile del cuore. Questi ICD trovano
indicazione nella terapia dello scompenso cardiaco congestizio.
3. Terapie Alternative
Nel trattamento a lungo termine delle aritmie ventricolari trova indicazione la terapia farmacologia
con antiaritmici di classe III, in particolar modo l’amiodarone, che risulta in grado di ridurre
frequenza e durata degli episodi aritmici, ma non di interromperli.
4. Evidenze cliniche
Studi clinici pubblicati
In una revisione sistematica di 8 studi multicentrici, randomizzati e controllati il trattamento con ICD
mono e bicamerali è stato indagato e confrontato con la terapia farmacologica antiaritmica,
principalmente con l’amiodarone, nella prevenzione secondaria, ovvero in pazienti con anamnesi
positiva per pregresso arresto cardiaco o per aritmie ventricolari maligne, e nella prevenzione
primaria, in pazienti considerati ad alto rischio di morte improvvisa che non hanno avuto un
documentato evento clinico.
In 4909 pazienti sono stati valutati gli effetti della terapia con ICD sulla mortalità totale, end-point
primario, e sugli indici di morte cardiaca improvvisa5.
La review ha evidenziato che l’impianto di un ICD riduce significativamente la mortalità totale
rispetto alla terapia farmacologica (RR 0.74; IC95 %, 0.67-0.82).
Dall’analisi separata degli studi risulta che nella prevenzione secondaria l’uso degli ICD è
associato ad una significativa riduzione della mortalità totale (di un terzo nei sopravvissuti ad
arresto cardiaco), mentre nella prevenzione primaria i benefici dell’ICD sono risultati strettamente
legati al rischio di base per morte cardiaca improvvisa.
Nei pazienti ad alto rischio che non hanno però ancora avuto un arresto (quali pazienti con
patologia coronarica e grave disfunzione sistolica ventricolare sinistra) la riduzione della mortalità è
risultata simile a quella ottenuta nella prevenzione secondaria.
Non è stato evidenziato nessun impatto significativo sulla mortalità nei pazienti a basso rischio di
morte cardiaca improvvisa, ovvero in pazienti con disfunzione sistolica ventricolare sinistra ma
senza patologia coronarica o aritmia ventricolare inducibile.
La review ha, inoltre, evidenziato come l’uso di ICD determini una significativa riduzione del rischio
relativo di morte cardiaca improvvisa (RR 0.43; IC95%, 0.35-0.53), sia nella prevenzione primaria
(RR 0.37; IC95%, 0.27-0.50) che nella secondaria (RR 0.50; IC95%, 0.38-0.66).
Non è stata evidenziata alcuna riduzione del rischio di morte non cardiaca (non aritmica) con l’uso
dei defibrillatori impiantabili rispetto alla terapia farmacologica.
Nel 2003 è stata pubblicata su JAMA una metanalisi di quattro studi clinici controllati e
randomizzati (trials CONTAK CD, InSync ICD, MUSTIC e MIRACLE), condotta su un totale di
1634 pazienti per determinare se la terapia di resincronizzazione cardiaca riduca la mortalità
dovuta a scompenso cardiaco progressivo6.
Negli studi i pazienti sono stati randomizzati a ricevere un defibrillatore-cardioverter impiantabile o
un pacemaker in grado di erogare una resincronizzazione cardiaca grazie ad un elettrocatetere in
seno coronarico attivo, oppure solo un ICD o un pacemaker con l’elettrocatetere in seno
coronarico disattivato.
I risultati della metanalisi evidenziano che nei pazienti sintomatici con disfunzione ventricolare
sinistra la resincronizzazione cardiaca riduce la mortalità dovuta a scompenso cardiaco
progressivo del 51% rispetto ai controlli (OR 0.49; IC95%, 0.25 – 0.93).
Viene inoltre evidenziata una riduzione delle ospedalizzazioni dovute a scompenso cardiaco del
29% (OR 0.71; IC95%, 0.53 – 0.96).
Non emerge invece alcun effetto significativo sulla mortalità non dovuta a scompenso cardiaco
(OR 1.15; IC95%, 0.65-2.02).
La riduzione della mortalità da scompenso cardiaco progressivo in pazienti con disfunzione
sintomatica ventricolare sinistra suggerisce che la terapia di resincronizzazione cardiaca possa
avere un sostanziale impatto sul più comune meccanismo di morte tra i pazienti con scompenso
cardiaco avanzato.
Per valutare l’efficacia dell’uso preventivo di ICD biventricolari nel paziente con insufficienza
cardiaca avanzata con severa disfunzione ventricolare sinistra o con cardiomiopatia non ischemica
è stato condotto lo studio multicentrico controllato COMPANION7.
Sono stati arruolati 1520 pazienti con insufficienza cardiaca avanzata, causata da cardiomiopatia
ischemica o non-ischemica, in classe NYHA III o IV e con un intervallo QRS di almeno 120 msec
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Quando capita di vedere una persona in difficoltà, che accusa un certo malore, dobbiamo porgli 4 domande che consideriamo molto importanti, perchè danno subito un quadro chiaro della situazione clinica del paziente:
1: Salve, come si chiama? Dove siamo?
Non appena riceviamo una risposta da parte del paziente, siamo in grado di capire immediatamente: Vie aeree libere (altrimenti non riuscirebbe a parlare), ha respiro e circolo. In base alla risposta possiamo capire la condizione neurologica
2:Fa fatica a respirare?
ci fa capire se il paziente ha subito un trauma oppure riesce a stento a mantenere il respiro. Anche se la maggior parte delle volte è visibile la difficoltà respiratoria, ci sono casi in cui il segno è silente.
3: Ha dolore?
Ci fa capire se e dove ha subito traumi e quindi ci prepara alla movimentazione o alla messa in sicurezza.
4: Riesce a muovere le braccia e le gambe?
Oltre a farci capire se ha avuto trauma, riusciamo a vedere se ha un ictus in corso.
In ogni modo, se capita di incontrare una persona in difficoltà la PRIMA COSA DA FARE è CHIAMARE IL 118 o il numero di emergenza dello stato dove ci si trova (per accordi europei, il numero di emergenza generica nei paesi della comunità è il 112
Per stabilire le priorità di intervento su un paziente definito "critico", dobbiamo valutare i diversi parametri vitali, seguendo una logica data dall'alfabetizzazione degli interventi.
Questi interventi, sono esclusi a scalare, ovvero bisogna partire a valutare dalla lettera A fino a scendere alla lettera E.
Se rileviamo risposte negative durante la valutazione, ci dobbiamo fermare e ripristinare la funzione mancante.
A: Air ways (vie aeree)
Valutare la pervietà delle vie aeree e se c'è una ipotetica incapacità a manterle pervie da parte del paziente. valutare allora, Stato di incoscienza, suoni di ostruzione, o segni evidenti di ostruzione
B: Breathe (respiro)
Verificare se c'è apnea (mancanza di respiro spontaneo);Frequenza respiratoria o < di 8 o >di 30 atti al minuto;valutare se la saturazione è < a 90% in ossigenoterapia; valutare se c'è dispnea (retrazione degli spazi costali o respiro non fisiologicamente accettabile)
C: Circolation (circolo)
Valutare se ci sono Emoraggie esterne importanti, stabilire la qualità dei polsi periferici e centrale in consistenza e regolarità,Rilevare la P. Arteriosa,Valutare eventuale cute pallida, sudata o cianotica.
D: Disability (disabilità)
valutare attraverso la Glascow coma score la funzionalità neurologica del paziente
E:Expose (scoprire)
Ovvero, una volta che sono state accertati parametri vitali nella norma e mancanza di criteri di criticità scoprire il paziente e chiedere se e dove è presente il dolore.
Naturalmente la lettera "E" è di solo competenza medica ed infermieristica, quindi non deve essere presa in considerazione da soccorritori "laici" (volontari del soccorso, cittadini con minime conoscenze di soccorso), e sopratutto non deve mai essere fatta in ambiti extraospedalieri.
Obbligo di detenzione di defibrillatori per molti luoghi pubblici e privati
Martedì 22 Gennaio 2008
È stato approvato dalla Commissione Sanità del Senato il disegno di legge 1517 “Nuove norme in materia di utilizzo dei defibrillatori semiautomatici e automatici esterni sul territorio", già approvato dalla Camera lo scorso 19 aprile. Ora tornerà alla Camera per un ultimo passaggio.
Durante la seduta è stato anche approvato un Ordine del giorno in cui il governo si impegna, entro 6 mesi dall'entrata in vigore della legge, ad individuare tutti i luoghi, le strutture e i mezzi di trasporto in cui i defibrillatori dovranno essere presenti.
"Mi auguro che la Camera confermi i contenuti di questa legge rapidamente e senza modifiche. – sottolinea Ignazio Marino, Presidente della Commissione Sanità del Senato - Dobbiamo, infatti, ricordare che ogni anno decine di migliaia di persone colpite da arresto cardiaco muoiono perché non si riesce ad intervenire tempestivamente con la defibrillazione elettrica che, se eseguita entro pochissimi minuti, può salvare la vita del paziente. Questa legge, quindi, contribuirà a garantire maggiore sicurezza ai nostri cittadini che potranno essere soccorsi con la dovuta competenza in caso di necessità, senza il rischio di attendere i soccorsi per un lasso di tempo che spesso può rivelarsi fatale".
Il disegno di legge 1517 contiene nuove norme in materia di utilizzo di defibrillatori automatici in ambiente extraospedaliero individuando i luoghi, le strutture e i mezzi di trasporto nei quali dovrebbe esserne prevista la disponibilità: dagli ambulatori, agli aeroporti, ai treni, ai penitenziari, alle sedi di grandi eventi, fino alle scuole, alle farmacie e molti altri. Il testo approvato prevede, inoltre, che il personale non medico segua dei corsi di formazione e addestramento per poter procedere con la necessaria sicurezza all'uso dei defibrillatori stessi in caso di emergenza.
Una volta approvata, il disegno di legge modificherà la legge 3 aprile 2001, n. 120 che attualmente disciplina l’utilizzo dei defibrillatori semiautomatici in ambiente extraospedaliero .
..Questo nel 2008, e adesso?
Dove dovranno essere istallati i defibrillatori con relativo personale addestrato?
La nuova legge voluta dall' On. Di Virgilio (FI), introdurrà importanti novità, tra le quali l'obbligo di detenere gli apparecchi defibrillatori (DAE) in molti luoghi, strutture e mezzi:
Mezzi di soccorso sanitario
Poliambulatori dei Servizio sanitario nazionale
Ambulatori di medici di medicina generale convenzionati
Strutture socio-sanitarie autorizzate
Grandi scali e mezzi di trasporti aerei, ferroviari e marittimi
Istituti penitenziari
Istituti penali per i minori e centri di permanenza temporanea e assistenza
Strutture e sedi di grandi avvenimenti socio-culturali
Grandi strutture commerciali e industriali
Luoghi in cui si pratica attività ricreativa, ludica o sportiva, agonistica e
non agonistica anche a livello dilettantistico
Strutture scolastiche e universitarie
Farmacie
Il nostro sistema sanitario e gli organi preposti dovrebbero, ma ancora non rispondono con la dovuta serietà, organizzare dei corsi dedicati alla POPOLAZIONE, che dia a TUTTI I CITTADINI le nozioni base per affrontare un corretto ed efficiente intervento nell'attesa dei soccorsi paramedici e medici del caso.
L'ARRESTO CARDIACO è uno dei casi in cui l'attesa del 118 senza attuare un primo soccorso adeguato e tempestivo riduce moltissimo la possibilità di recuperare le funzioni vitali della persona colpita da arresto cardiaco da parte dei soccorritori.
Dopo 4/5 minuti di arresto cardiorespiratorio cominciano i danni al cervello.
DOPO 10 MINUTI I DANNI AL CERVELLO SONO IRREVERSIBILI
Ecco perchè è importante che più gente possibile sia in grado di riconoscere un arresto cardiaco e sia in grado di iniziare immediatamente le manovre rianimatorie.
Vorrei ricordare che una persona con un arresto cardiaco è una persona che ha tutte le funzioni vitali già compromesse e che quindi STA MORENDO!
Va da sè, che il minimo che possiate fare è CERCARE DI RIPORTARLI IN VITA...
Cliccate qui per imparare nella teoria una Rianimazione Cardio polmonare.
PS: consiglio a tutte le persone di rivolgersi ad una delle pubbliche assistenze, o Croce Rossa o Protezione civile del vostro paese e farvi spiegare come si fa un massaggio cardiaco....A volte non è necessario essere medici o infermieri per salvare la vita a qualcuno.
Si è svolto a Rimini il convegno nazionale “Conoscere per salvare. Le emergenze cardiache nel luogo di lavoro”
Si è svolto questa mattina il convegno nazionale “Conoscere per salvare. Le emergenze cardiache nel luogo di lavoro”, promosso da Rimincuore D, il percorso di prevenzione cardiologica dell’A.Usl di Rimini, guidato dal dottor Antonio Destro, col patrocinio di Regione Emilia Romagna, Provincia di Rimini, Conacuore, Ascor e Irc e con la sponsorizzazione della Gros Rimini che offre sede e buffet. Convegno puntato sull’opportunità di inserire defibrillatori automatici nei posti di lavoro al fine di intervenire celermente e salvare gli operatori in caso di scompenso cardiaco. Un opportunità che, nella realtà riminese, sarebbe ancor più significativa giacchè tra le attività lavorative vi sarebbero anche quelle turistiche, e in tal caso la presenza del defibrillatore sarebbe una sicurezza in più anche per i clienti.
I lavori (svoltosi al Gross di Rimini che ha offerto la propria ospitalità all’evento) si sono aperti coi saluti del Direttore Generale dell’A.Usl di Rimini Marcello Tonini, del dottor Ferdinando Rossi (Presidente dell’Ascor) e delle autorità locali, tra cui il consigliere regionale Roberto Piva (commissione Sanità dell’assemblea legislativa dell’Emilia Romagna). Quindi l’introduzione del dottor Antonio Destro, il responsabile del programma di defibrillazione precoce riminese. Hanno partecipato, tra gli altri, il dottor Bruno Papaleo (Dipartimento Medicina del Lavoro dell’Ispesl), il dottor Giancarlo Piovaccari (Direttore del Dipartimento di Malattie Cardiovascolari dell’A.Usl di Rimini), il dottor Amedeo Corsi (Primario del 118-Rianimazione dell’A.Usl di Rimini), la dottoressa Giovanna Cangiano (Dipartimento Medicina del Lavoro dell’Ispesl), il dottor Francesco Toni (Direttore del Dipartimento di Salute Pubblica dell’A.Usl), il dottor Loris Fabbri (direttore dell’Unità Operativa Medicina del Lavoro dell’A.Usl di Rimini), i vertici dell’amministrazione comunale, dell’Inail e delle associazioni di categoria.
Nel pomeriggio si è svolto un corso di Blsd (primo soccorso cardiologico) per 40 iscritti. Nel corso, gratuito, si insegna a riconoscere le situazioni di emergenza cardiaca, a dare correttamente l’allarme, a praticare le prime manovre di soccorso, e ad usare correttamente il defibrillatore semiautomatico Dae. Al termine i partecipanti riceveranno un tesserino dell’A.Usl di Rimini che abilita all’utilizzo del defibrillatore semiautomatico.
A queste ultime il dottor Destro ha rivolto un caldo invito a prendere in seria considerazione l’ipotesi di farsi parte diligente, presso i propri associati, rispetto all’aquisizione di defibrillatori e alla formazione di personale per il loro utilizzo: “Si tratta di una spesa ormai bassa – ha spiegato il medico riminese – e potrebbe essere davvero utile per salvare una vita. Di un dipendente o magari, in caso di attività turistica, di un cliente. In varie realtà turistiche questo accade già. A Rimini forse si potrebbe fare un po’ di più”. Il convegno di stamane aveva, tra l’altro, anche lo scopo di sensibilizzare le parti sociali rispetto a tale ipotesi. Anche perché, è emerso nel corso dei lavori, eventuali normative che prevedano in maniera stringente la dotazione di defibrillatori è in discussione in Parlamento e gli esperti non prevedono tempi brevissimi.
“A onor del vero – ha detto Destro – vi sono ditte che già dispongono di questi dispositivi, e soprattutto di personale abilitato ma sono poche. Noi puntiamo a fare corsi nelle scuole, perché ci piacerebbe che tutte le persone, quando escono dalla scuola, siano in grado di utilizzare il defibrillatore. Per questo ringraziamo l’associazione Ascor che ha recentemente regalato, ad un istituto superiore riminese, il materiale necessario, tra cui manichini, per formare gli studenti. Un plauso anche al Comune che ha disposto defibrillatori in tutte le strutture sportive di sua competenza”.
Il dottor Piovaccari ha sottolineato in particolare che la capillarizzazione della presenza di defibrillatori sul territorio, e di persone abilitate ad usarli, è davvero fondamentale per intervenire in quei primi cinque minuti che consentono al ripresa completa della persona infartuata; anche perché difficilmente le ambulanze, per forza di cose, riescono ad arrivare entro quei primi cinque minuti.
A cura di newsrimini.it
isogna dar tempo ai reparti di medicina d'urgenza di dotarsi dell'attrezzatura che occorre, ma quando l'avranno acquisita, le persone che si riprendono da un arresto cardiaco avranno una prognosi migliore di quella odierna. E' stato dimostrato, infatti, che se i risuscitati vengono sottoposti a raffreddamento per alcune ore, il loro cervello può essere preservato dai danni che seguono l'arresto del cuore. Vale a dire che l'ipotermia riduce il rischio che questi pazienti debbano sopravvivere gravemente neurolesi. L'idea non è nuova, soprattutto a livello sperimentale, ma è stata di recente verificata da due studi clinici condotti ai due estremi del globo: in Europa e in Australia.
Le statistiche documentano che ogni anno in Europa sono 375.000 le persone colpite da arresto improvviso dell'attività cardiaca, generalmente per fibrillazione ventricolare. Una parte di costoro (la percentuale varia da meno del 5 al 35 per cento a seconda delle circostanze in cui si verifica l'arresto) viene rapidamente rianimata. A ripresa stabilizzata, peraltro, si constata spesso che i salvati hanno subito danni cerebrali irreversibili. Complessivamente, il 10-30 per cento di coloro che sopravvivono rimane gravemente invalidato.
In passato si pensava che i danni fossero provocati direttamente dall'anossia. Più tardi si è capito che questa non uccide così rapidamente le cellule cerebrali, ma ne altera i meccanismi funzionali, riducendone l'efficienza. Sicché, appena la perfusione si ristabilisce, il metabolismo cellulare si riattiva in maniera anormale tanto da sortire effetti catastrofici: è nelle ore e nei giorni che seguono l'arresto che le cellule vanno in necrosi. Ciò avviene attraverso una serie di passaggi potenzialmente reversibili: spostamento degli ioni calcio da uno all'altro compartimento cellulare, perossidazione dei lipidi e altre reazioni che coinvolgono i radicali liberi, fenomeni di citotossicità, alterazioni del DNA e infiammazione.
Nessun farmaco si è rivelato capace di fermare questo deterioramento progressivo; il quale, viceversa, può essere contrastato da un abbassamento della temperatura tale da rallentare le attività metaboliche (può fornire un ordine di grandezza la nozione che ogni grado centigrado in meno rallenta il metabolismo dell'otto per cento). I primi studi sull'ipotermia risalgono a molti anni fa, quando i primi cardiochirurghi andarono alla ricerca di un sistema per fermare il cuore, ma poi vennero accantonati per due o tre decenni. All'inizio degli anni novanta furono ripresi da Peter Safar, dell'Università di Pittsburgh, che studiò a fondo, in modelli animali, le reazioni dell'organismo all'abbassamento della temperatura. Vide innanzitutto che il raffreddamento deve essere instaurato lentamente, per non evocare brividi, termogenesi e scariche di catecolamine; deve essere contenuto entro limiti precisi, per non indurre aritmie ovvero coagulopatia e infezioni devastanti.
Safar elaborò uno schema operativo per raffreddare il corpo a 33-36°C che sperimentò nel cane. La sua terapia ipotermica permetteva di superare un arresto circolatorio completo di 10-12 minuti, seguito da riperfusione: al termine del trattamento, il cervello funzionava normalmente e appariva perfetto all'esame istologico. Gli esiti del trattamento ipotermico sono stati successivamente verificati, sempre in laboratorio, anche sulle cellule dell'ippocampo, sensibilissime all'ipossia.
Fino a oggi gli studi clinici nell'uomo sono stati per lo più retrospettivi e non controllati. Ma lo scorso febbraio il New England Journal of Medicine ha pubblicato due studi randomizzati e controllati che hanno valutato gli effetti del trattamento ipotermico sugli esiti neurologici, sulla mortalità e sulle complicanze dell'arresto cardiaco. Gli autori: Stephen Bernard dell'Ospedale di Dandenong e i suoi colleghi australiani e Michael Holzer della Universitätklinik für Notfallmedizin di Vienna e i collaboratori del Hypothermia after Cardiac Arrest Study Group, appartenenti a cinque diversi paesi europei.
I primi hanno sottoposto a ipotermia (33°C) la metà di 77 pazienti che erano stati colpiti da arresto cardiaco per la strada e che, dopo defibrillazione, erano rimasti in coma. I secondi hanno trattato con ipotermia (32-34°C) la metà di 136 soggetti che si erano ripresi da un arresto cardiaco protratto (in media per 21 minuti). In entrambi gli studi, l'altra metà dei pazienti è stata trattata come d'uso, in ambiente normotermico. Al termine del ricovero ospedaliero è sopravvissuto senza gravi deficit neurologici il 49 per cento degli ipotermizzati australiani e il 56 per cento di quelli europei, in contrasto con il 26 e il 39 per cento dei rispettivi controlli. Si deve aggiungere che a distanza di 6 mesi, fra gli europei è risultato vivo il 59 per cento dei trattati contro il 45 per cento dei controlli e che i primi non hanno riportato complicazioni a causa del raffreddamento.
L'ipotermia ha dunque dato importanti vantaggi in ambedue gli studi, che pure sono stati condotti secondo procedure differenti: previa curarizzazione (per evitare i brividi), i pazienti sono stati raffreddati con applicazione di ghiaccio da Bernard e con getti d'aria fredda da Holzer; il primo ha poi protratto l'ipotermia per 12 ore, il secondo per 24; nel gruppo australiano il processo di raffreddamento è stato iniziato 30 minuti (valore mediano) dopo la ripresa del battito ed è stato protratto per circa tre ore, nel gruppo europeo è stato instaurato dopo 105 minuti e prolungato per otto ore. Se ne deduce che il raffreddamento deve essere iniziato appena possibile, ma funziona anche se è relativamente tardivo e se impiega più tempo a raggiungere il valore desiderato.
Secondo gli autori la sperimentazione clinica della terapia ipotermica potrebbe essere effettuata non solo in caso di arresto cardiaco, ma anche in molte altre condizioni: ictus ischemico, lesioni traumatiche del cervello e del midollo, shock emorragico e, forse, nello shock settico e nell'infarto miocardico.
Massimo Obbiassi
Da Sorin Group è stata annunciata la realizzazione di Ovatio DR il defibrillatore più piccolo al mondo poco più grande di un accendino, 29 cm cubici per 10,9 mm di spessore, che non richiede alcuna particolare perizia per il suo utilizzo e può essere rimborsato dal SSN. Ovatio DR
è in grado cioè di scoprire esclusivamente le aritmie cardiache che mettono a rischio la vita dei pazienti che hanno già subito un arresto cardiaco, un infarto o sono scompensati, riportando il ritmo nella norma ed evitando un nuovo attacco.
Il defribillatore garantisce il trattamento anche delle aritmie ventricolari inferiori a 100 battiti al minuto potenzialmente pericolose e debilitanti per il paziente, soprattutto se già affetto da scompenso cardiaco.
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La morte cardiaca improvvisa è un’interruzione repentina delle funzioni del cuore. La maggior parte degli episodi è causata da una rapida o caotica attività del cuore, conosciuta come tachicardia o fibrillazione atriale; è un difetto del sistema di conduzione elettrica del cuore che non va tuttavia confuso con l’attacco di cuore o l’infarto del miocardio. Si tratta di una patologia che in Italia provoca tra 50.200 e 70.000 casi di morte all’anno e negliStati Uniti sono classificati come morte cardiaca improvvisa circa il 50% dei decessi causati da malattie dell’apparato cardiovascolare.Questa patologia esordisce con aritmie atriali che gradualmente evolvono verso l’asistolia o assolutamancanza di ritmo cardiaco e pertanto risulta essere reversibile solo se la vittima è trattata in brevissimo tempo tramite defibrillazione. Per ottenere tale risultato si può ricorrere a defibrillatori esterni portatili, apparecchi della grandezza di un computer portatile che permettono all’operatore di intervenire con una procedura guidata eautomatica per la rianimazione del paziente. Grazie a tecnologie sempre più avanzate, questi apparecchi sono estremamente affidabili e facili da usare; sono in grado di analizzare automaticamente il ritmo cardiaco fornendo quindi all’operatore tutte le indicazioni sulle azioni necessarie da intraprendere in caso di emergenza. Si tratta di dispositivi fondamentali per il trattamento della morte cardiaca improvvisa; a tale proposito è sufficiente ricordare che circa il 25% dei casi potrebbe essere rianimato se venissedefibrillato entro 4/5 minuti, dato che per ogni ulteriore minuto la possibilità di sopravvivenza diminuisce del 10%. Il tempo infatti è un fattore fondamentale per la sopravvivenza senza danni cerebrali irreversibili, che comportano anche esiti catastrofici come lo stato vegetativo permanente con costi sociali edeconomici elevatissimi per la persona, la famiglia e la società.
Ben conscio dell’importanza della diffusione e dell’utilizzo dei defibrillatori portatili, anche lo Stato italiano al pari di quello americano, austriaco e francese, ha approvato una legge che consente l’uso dei defibrillatori portatili anche a personale non sanitario, dopo aver frequentato un corso di addestramento comprensivo anche delle manovre di rianimazione cardio-polmonare di base. La legge n. 120 del 3.4.2001 consente “l’uso del defibrillatore semiautomatico in sede extraospedaliera anche al personale sanitario non medico, nonché al personale non sanitario che abbia ricevuto una formazione specifica nelle attività di rianimazione cardiopolmonare”.In totale con una defibrillazione precoce potrebbe sopravvivere il 12,5% dei pazienti, ciò significa che circa 10.000 mila vite potrebbero essere salvate. Bisogna poi considerare che la morte cardiaca improvvisa si manifesta prevalentemente in sedeextra ospedaliera, nel 70-80% dei casi a domicilio del paziente e soltanto nel 15-20% sul luogo di lavoro o per la strada. Le caratteristiche del paziente a maggiore probabilità di morte cardiaca improvvisa, comprendono una storia clinica di patologie di pertinenza cardiologica, tra le quali si annoverano in particolarequadri di severo scompenso cardiaco, infarto acuto del miocardio ed importante aritmia atriale. Anche qualora l’evento non risulti letale, il soggetto è comunque esposto ad un elevato rischio di incorrere in successivi episodi di arresto cardiaco a prognosi infausta. Testimonianza Questa signora era affetta da un prolasso congenito della valvola mitrale senza disturbi fino all’età di 30 anni. In seguito, per altri 15 anni, fino all’arresto cardiaco, soffrì solo del fastidio provocato dalle frequenti tachicardie, alle quali però la signora aveva fatto l’abitudine. La signora si sottoponeva ai controlli regolari indicati in media ogni 5-8 anni. Durante gli ultimi 2 anni prima dell’arresto (dal 1998), il prolasso si accentuò e con esso le tachicardie e il rigurgito atrio-venticolare. Tuttavia, secondo il cardiologo, non vi erano dati particolarmente preoccupanti, in quanto non si riscontrava nessuna modificazione significativa delle dimensioni del cuore. L’ultima visita di controllo risale al 1999 e in quell’occasione il cardiologo consigliò un controllo entro e non oltre i due anni. Da quell’ultima visita cardiologica fino all’arresto, la signora non ricorda di aver avvertito disturbi significativi tali da metterla in allarme. L’arresto cardiaco la colse improvvisamente mentre teneva una conferenza con altri colleghi. 2
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La presenza in sala di alcuni medici fu fondamentale non solo per la tempestività del soccorso, maanche per ricevere un soccorso adeguato, la signora venne infatti sdraiata e soccorsa con respirazione artificiale e massaggio cardiaco manuale. Un secondo fattore fondamentale, dopo quello della diagnosi e del soccorso immediato, fu lacontinuità del soccorso, avvenuto ininterrottamente fino all’arrivo dell’ambulanza: la signora venne infatti mantenuta in vita per quasi un quarto d’ora. Il terzo fattore fondamentale per la sopravvivenza della signora, fu l’arrivo quasi immediato, 10-15 minuti, dell’ambulanza munita di un defibrillatore portatile, che permise di continuare il trattamentofino all’arrivo in ospedale. La signora passò un primo periodo di quattro giorni in rianimazione poiché si temevano gravi conseguenze neurologiche e sotto continua terapia. Il risveglio dal coma avvenne già nel tardo pomeriggio e le prime risposte verbali nel mattino successivo, anche se la memoria a breve termine cominciò a ricostituirsi solo dopo qualche giorno. Dopo i primi quattro giorni di trattamento intensivo la signora venne trasferita nel reparto di elettrofisiologia, dove per altri quindici giorni circa fu trattenuta in osservazione. I medici valutarono l’opportunità di un intervento sulla valvola mitrale, ma i rischi erano alti: le aritmie ventricolari perduravano. Alla fine data la gravità della situazione si rese necessario l’impianto di un defibrillatore. Ma a distanza di 3-4 mesi, il vizio mitralico iniziò a farsi sentire con spossatezza, impressione di venire meno, mancanza d’aria, fiato corto, caviglie gonfie e pesantezza. La signora si decise perl’intervento chirurgico di plastica mitrale che riuscì pienamente . I disturbi descritti sparirono, ma non vennero meno le aritmie ventricolari che ancora permangono, benchè la signora, grazie al defibrillatore impiantato, non se ne accorga nemmeno. Ormai a distanza di 18 mesi dall’impianto del defibrillatore e a un anno dall’intervento chirurgico, la signora confessa di sentirsi addirittura meglio di quanto si sentisse due anni prima dell’arrestocardiaco; ha potuto riprendere in pieno la sua attività professionale e la sua vita sociale. 3
Come funziona il defibrillatore?
La formazione al soccorso
Il defibrillatore può erogare, attraverso appositi elettrodi, una scossa
elettrica, che attraversando il cuore annulla il ritmo impazzito
(“fibrillazione ventricolare”) e fa ripartire il cuore.
Sono stati messi a punto defibrillatori semiautomatici (DAE), che sono
in grado di leggere da soli l'elettrocardiogramma e di dare l'avviso
vocale se la scossa è necessaria e poi di predisporsi a darla con la
intensità più appropriata.
Si predispongono quindi alla scarica che, se confermata dal
soccorritore, viene erogata in sicurezza in pochi secondi.
Sono assolutamente affidabili, facili da usare e da trasportare, dotati di
sistemi di autocontrollo che avvisano se ci dovessero essere problemi
tecnica (batterie in via di esaurimento, ecc.).
E' stato dimostrato che salvare una
vita intervenendo tempestivamente
con il DAE è facile e la tecnica può
essere imparata e praticata anche da
personale non sanitario, dopo breve
addestramento. La sicurezza di
questa procedura e la provata
affidabilità degli apparecchi sono
state sancite dalla legge 3 aprile
2001 n. 120, pubblicata sulla
Gazzetta Ufficiale n. 88 del 14 aprile
2001.
Il Centro di Formazione in Rianimazione Cardiopolmonare della ASLRimini
conta su più di 50 Istruttori
dell'Italian Resuscitation Council
(IRC): medici ed infermieri di varie
Unità Operative ed un nucleo di
“soccorritori laici”, che collaborano
nel riaddestramento dei colleghi
del proprio Corpo od Ente.
Vengono organizzati corsi di 10
livelli: dai corsi per soccorritore
occasionale “laico”, ai corsi “ALS”
per operatori dell'emergenza
sanitaria, a quelli di soccorso in età
pediatrica, ai corsi Istruttori. Presso
l'Ospedale dì Rimini è quotidianamente aperta una saletta di retraining,
ove gli operatori trovano manichini-simulatori di varia complessità e
tutti i modelli di DAE in uso nell'ASL.
Per informazioni web:
clicca qui
INTRODUZIONE
L’Arresto Cardiaco è un evento drammatico, con dimensioni in progressiva crescita.
L’aumento della vita media della popolazione ed il miglioramento delle conoscenze epidemiologiche hanno fatto aumentare la stima del numero degli eventi per anno, probabilmente superiori ad 1 caso ogni 1000 abitanti.
Se non trattato prontamente, l’Arresto diviene irreversibile. Generalmente la causa scatenante l’evento è una patologia del cuore, in tali casi si parla di Morte Cardiaca Improvvisa.
Al momento, è identificabile il 10% dei pazienti che andranno incontro all’Arresto Cardiaco, soli in tali casi è possibile attuare la terapia preventiva: il defibrillatore automatico impiantabile.
Al contrario, nella grande maggioranza dei casi l’arresto non è prevedibile o è la prima manifestazione di una cardiopatia misconosciuta, generalmente su base ischemica. L’unica teorica strategia possibile di prevenzione è la riduzione dei fattori di rischio coronarico che, per essere efficace, dovrebbe essere applicata all’intera popolazione.
Nel caso di Arresto Cardiaco extraospedaliero i risultati in termini di sopravvivenza sono ancora particolarmente deludenti. La sola arma possibile è la diffusione della Cultura dell’Emergenza Cardiologica, nonché la realizzazione dei presupposti per attuare rapidamente le manovre di rianimazione cardiopolmonare e la defibrillazione cardiaca precoce.
I medici, così numerosi sul territorio, sono una preziosa risorsa nella lotta all’Arresto Cardiaco, sia per quanto riguarda la sensibilizzazione dei cittadini ed istituzioni, nonché l’esecuzione del soccorso.
Giuliano Altamura
Osp. San Giacomo –ASL RMA
Presidente Ass. Insieme per il Cuore - ONLUS
MORTE CARDIACA IMPROVVISA
E’ un evento naturale dovuto a cause cardiache, preceduto da un’improvvisa perdita di coscienza, che si verifica entro un’ora dall’inizio della sintomatologia acuta, in un soggetto con o senza cardiopatia nota preesistente, in cui l’epoca e la modalità di morte sono imprevedibili.
Talora preceduto da segni premonitori, l’evento si verifica nella maggioranza dei casi come prima manifestazione della cardiopatia ischemica. In caso di infarto miocardico acuto (IMA), l’incidenza delle aritmie responsabili dell’Arresto Cardiaco (AC) è massima durante le prime ore dall’insorgenza dei sintomi; si stima che circa il 50% degli infarti miocardici sia complicato da arresto cardiaco.
L’AC è un fenomeno drammaticamente rilevante; si calcola che l’evento si verifica, in ambiente extraospedaliero, in circa 1 persona su 1000 per anno (circa 55.000 eventi/anno soltanto in Italia); attualmente la percentuale di sopravvivenza dopo AC è solo il 2-3%.
Il numero di decessi è rilevante e di gran lunga superiore alle morti per carcinoma polmonare, AIDS o incidenti stradali. Il 70-80% di tali eventi avviene nelle abitazioni private; circa il 65 % degli arresti cardiaci avviene in presenza di testimoni.
CAUSE DI ARRESTO CARDIACO
Nel 90% dei casi, la causa è riferibile a malattie cardiache : cardiopatia ischemica (85%),Cardiomiopatia Dilatativa / Ipertrofica (10% ), Cardiopatia Ipertensiva / Valvolare (5%), Sindromi Aritmogene Ereditarie (5%). Solo nel 10% la causa è extracardiaca (grave insufficienza respiratoria, emorragie, ecc.).
L’aritmia responsabile determina un sovvertimento completo della attività elettrica del cuore con brusca interruzione dell’attività della pompa cardiaca. La defibrillazione elettrica è l’unica terapia in grado di correggere questa aritmia, creando i presupposti per il recupero di un ritmo valido, con conseguente ripristino dell’attività contrattile del cuore.
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