Il testo del decreto finalizzato a favorire la diffusione di defibrillatori semiautomatici ed automatici esterni è stato predisposto, firmato ed inviato dal ministero della Salute, il 19 ottobre, alla Conferenza Stato-Regioni, ora in attesa della relativa delibera.
Lo ha detto il ministro Ferruccio Fazio, rispondendo ad un’interrogazione dell’esponente del Pdl, Domenico Di Virgilio, sull’utilizzo dei defibrillatori.
In relazione, invece, ad un ulteriore incremento dei fondi, il Ministro ha aggiunto che questa proposta necessita di una modifica normativa finalizzata ad aumentare l’importo dell’autorizzazione di spesa.
È, tuttavia, intenzione del ministero della Salute avviare ogni iniziativa utile per verificare, d’intesa con il Tesoro, la possibilità di destinare alla diffusione dei defibrillatori esterni ulteriori risorse, compatibilmente con le disponibilità finanziarie, naturalmente.

L’arresto cardiaco improvviso continua a essere una delle principali cause di morte: nel nostro Paese corrisponde al 10% dei decessi annui e alla metà di tutti quelli legati alle malattie cardiovascolari. Volendo dare dei dati, si verifica in Italia 1 attacco di cuore improvviso ogni 19 minuti, con 60 mila vittime l’anno.
La sopravvivenza è difficile perché i sistemi tradizionali di soccorso non arrivano in tempo per eseguire con successo la defibrillazione elettrica, quella terapia che usa scariche elettriche per ripristinare l’attività normale del muscolo cardiaco. Ogni minuto di ritardo riduce del 5-10% la possibilità di sopravvivere.
Per ridurre questi dati drammatici si punta molto alla diffusione della cultura dell’emergenza, ampliando il numero di soccorritori, non appartenenti alla categoria medica, in grado di usare un defibrillatore semiautomatico esterno e conoscere tutte le operazioni (le cosiddette manovre BLSD, cioè “Basic Life Support Defibrillation”) da eseguire per la rianimazione cardiorespiratoria in caso di perdita di coscienza da arresto cardiocircolatorio.
“Nel nostro Paese non esiste ancora una Legge nazionale di coordinamento della formazione degli operatori non medici” dichiara il dottor Vincenzo Castelli, vicepresidente di Conacuore Onlus. “Lla nostra prima istanza, è che si estenda la base di coloro – onlus e associazioni di volontariato in primis – che possano impartire corsi gratuiti di BLSD, previa autorizzazione da parte degli organi competenti.” Ad oggi, infatti, la legge prevede che i corsi per i soccorritori possano essere organizzati solamente da Asl, forze dell’ordine, personale del 118 e dalle associazioni di volontari.
“Un secondo punto cruciale è il riconoscimento nazionale del diploma di operatore autorizzato: paradossalmente oggi, un diploma conseguito in una Regione potrebbe non essere considerato valido in un’altra” aggiunge Castelli.
Ma non ci si può limitare solo ad aumentare il numero dei soccorritori, servono anche defibrillatori, automatici e semiautomatici, disponibili nei luoghi pubblici ad alta affluenza, come aeroporti, navi da crociera, scuole, club sportivi, centri commerciali. L’arresto cardiaco improvviso, ovviamente, può verificarsi ovunque e bisogna poter avere a portata di mano le apparecchiature necessarie, che gli esperti ritengono di facile utilizzo.
All’estero ci sono già esperienze di questo tipo e sembrano essere positive: “Da poco, per esempio, negli Stati Uniti è stato presentato uno studio in cui si prendono in esame 1.700 college dotati di defibrillatori, dove si pratica sport anche a livello agonistico. I risultati sono sorprendenti: la percentuale di sopravvivenza di chi è colpito da attacco cardiaco improvviso è del 64%” conclude Castelli.
Fonte
E' vivo grazie ad un defibrillatore. Giovanni Pirini, ingegnere di Cesena, è stato salvato proprio da questo strumento mentre nel marzo 2008, assisteva alla partita di calcio allo stadio Dino Manuzzi. Per questo motivo ha deciso di donare tre defibrillatori di addestramento alla Croce Rossa: saranno consegnati domenica alle 14,30 allo stessso stadio cesenate. Pirini venne colpito da una grave aritmia cardiaca che, in assenza di intervento tempestivo, avrebbe potuto condurre ad un triste epilogo. Su di lui, che si trovava in stato d'incoscienza, intervennero con la massima celerità i volontari della Croce Rossa Italiana (Arianna Gramellini, Armando Bartoletti e Gilberto "Gigi" Golinucci) ed i componenti del servizio Con l'ausilio del DAE (defibrillatore automatico esterno), attrezzatura donata dalla Banca Popolare dell'Emilia Romagna alla locale sezione della Croce Rossa, gli operatori riuscirono a stabilizzare il paziente ed a procedere al ricovero ospedaliero in Unità Coronarica. Recentemente Pirini, che nel frattempo si è completamente ripreso, con grande generosità, ha voluto effettuare una donazione in denaro alla Cri che, a sua volta, ha destinato l'offerta all'acquisto di tre defibrillatori da addestramento, proprio per continuare la catena di solidarietà della quale fu protagonista lo stesso ingegnere. Questi strumenti saranno utilizzati dagli istruttori per la formazione di base ed il periodico aggiornamento dei volontari la consegna ufficiale dei defibrillatori avverrà domenica 26 prima della partita, alle 14.30.
Piacenza é la città più “cardioprotetta” d’Europa grazie alla “defibrillazione precoce sul territorio”, eccellenza di prevenzione sanitaria in cui la nostra città si conferma sempre più come modello internazionale da imitare. Nei giorni scorsi una troupe della Televisivo de Catalunya (TV3) è stata ospite dell’Azienda Usl di Piacenza e dell’associazione onlus “Il Cuore di Piacenza” per un sopralluogo esplorativo della “location” in cui l’emittente televisiva ha deciso di realizzare uno “special” sulla prevenzione della morte improvvisa negli atleti e nello sport.
Francesc Romero Truñó, il giornalista autore del documentario che sarà, fra l’altro, irradiato in Eurovisione, metterà a confronto le diverse realtà di quattro Paesi: Spagna, Belgio, Lussemburgo e Italia.
Piacenza è stata scelta in quanto è la prima città europea che ha saputo organizzare un progetto complessivo (il Progetto Vita) di defibrillazione precoce sul territorio.
I redattori della televisione spagnola giunti in avanscoperta a Piacenza hanno intervistato, in relazione ai casi di morte improvvisa nello sport, la dottoressa Daniela Aschieri, in forza alla Cardiologia di Piacenza e presidente dell’associazione “il Cuore di Piacenza”. Nel corso del colloquio è stata così presentata la legislazione italiana in materia di medicina sportiva, che ha permesso negli anni – attraverso le visite mediche necessarie per il rilascio di idoneità all’attività – di ridurre una percentuale di morti precoci. “Rimane però – ha specificato la dottoressa Aschieri – una soglia non prevedibile”. Francesc Romero Truñó ha poi voluto conoscere nel dettaglio i risultati ottenuti sul territorio dall’associazione Il Cuore di Piacenza. “Il segreto del successo e del grande consenso della rete locale – ha spiegato la cardiologa – è derivato probabilmente dal fatto che qui si è insegnata una procedura d’intervento molto semplice. I cittadini coinvolti (Forze dell’Ordine, volontari, etc..) sono chiamati solo a defibrillare, senza eseguire altre manovre come massaggio cardiaco e ventilazione: a questo pensa il personale del 118”.
Il modello sperimentale piacentino è nato nel 1999, quando ancora in Italia non c’era una legislazione specifica sul tema: dopo due anni, i risultati scientifici ottenuti con la sperimentazione locale hanno portato all’approvazione in Parlamento di una normativa ad hoc.
“Il progetto è cresciuto – ha detto l’Aschieri – ma tanto ancora si può fare. In ambito sportivo l’auspicio è che si arrivi ad avere un defibrillatore in ogni impianto”. Sull’esempio di Piacenza altre città italiane (una ventina) hanno organizzato reti territoriali simili, ma con difficoltà: il nostro modello è riproducibile in realtà di pari dimensioni o quartieri di grandi centri urbani e solo se esiste una forte e capillare sensibilizzazione della comunità, iniziativa che noi siamo riusciti a realizzare in anni di costante dedizione”.
“Essenziale – ha aggiunto l’Aschieri – è il ruolo del sistema emergenza urgenza 118, che coordina tutta la rete dei punti di presenza dei defibrillatori e i volontari che sanno utilizzarli. In caso di arresto cardiaco, infatti, due minuti di ritardo possono fare la differenza tra la vita e la morte”.
Da ultimo, l’inviato di Televisivo de Catalunya ha voluto incontrare anche una delle cinquanta persone che possono dire di essere state “resuscitate” a Piacenza grazie al Progetto Vita. Luigi Galletti (salvato nel 2001 mentre era in bicicletta, a Gossolengo, di ritorno da una pedalata amatoriale con un amico) ha così portato la propria preziosa testimonianza, affiancato dalla moglie.
La troupe spagnola, dopo questa visita preliminare informativa (durante la quale ha potuto verificare l’efficienza e l’efficacia del “modello Piacenza”) tornerà il 18,19 e 20 marzo prossimi per effettuare le riprese e le interviste in città e provincia. A guidarla sul set piacentino saranno Giancarlo Bianchi e Salvatore Mancuso rispettivamente vice presidente e consigliere dell’associazione Il Cuore di Piacenza.
Il giornalista spagnolo realizzerà una parte del filmato presso la sede dei Servizi territoriali Ausl di piazzale Milano, per documentare l’attività di medicina sportiva. Luigi Galletti racconterà la sua “rinascita” mentre sarà ripreso nella sua abitazione, nella stazione ferroviaria (suo luogo di lavoro) e nel parco giochi di Gossolengo, luogo in cui gli è stata salvata la vita con il defibrillatore
Colto da infarto mentre fa la spesa..salvato da una guardia e due dipendenti
EROI per un giorno. Questa volta gli angeli custodi non indossano i panni dei soccorritori del 118, che per mestiere salvano la vita alle persone. No, questa volta gli assoluti protagonisti sono una guardia giurata, a due mesi dalla pensione, e due dipendenti dell’ipercoop Il Castello i quali, con enorme sangue freddo, utilizzando un defibrillatore hanno salvato la vita ad un uomo di 52 anni che ieri mattina mentre faceva la spesa è stato colto da infarto. «Ora sta bene — rassicurano dall’ospedale Sant’Anna — ma se non fosse state per quelle tre persone sicuramente il paziente avrebbe avuto un destino molto diverso».
TRE ANGELI Partiamo dall’inizio, dalle 8.45 di un venerdì come tanti. Il centro commerciale ha appena aperto le porte, la gente comincia a prenderlo d’assalto. Tra i primi ci sono due signorotti di mezza età, uno di questi ha 52 anni, rumeno. Parlano, ridono, scherzano. Tutto va bene. Ma arrivati al reparto macelleria l’uomo sente una fitta al petto, fortissima. Perde i sensi e stramazza sul pavimento sotto gli occhi dell’amico. «Ci hanno chiamato immediatamente — racconta Marika Zanotti, 34 anni capo reparto ortofrutta e ieri mattina referente dell’emergenza sanitaria dell’iper insieme al collega Paolo Gabrielli, 47 anni manager marketing —, sul posto c’era già Cesare (Bottoni, guardia giurata Coopservice, ndr) alle prese con il massaggio cardiaco. Paolo è corso con il defibrillatore, quel signore era viola in volto, aveva perso i sensi. Gli abbiamo applicato lo strumento e dato una prima scarica elettrica». In quel momento il 52enne si riprende, apre gli occhi, ma respira a fatica. «Abbiamo continuato con il massaggio cardiaco — dice ancora Marika — e con una seconda scarica. Lui ci guardava e voleva alzarsi. Poi per fortuna sono arrivati i ragazzi del 118». Ora il paziente si trova ricoverato in Cardiologia al Sant’Anna, sta meglio e se non subentreranno complicazioni verrà dimesso tra pochi giorni. «La nostra paura più grande sul momento — aggiunge Paolo Gabrielli — era di non aver fatto bene quell’intervento. Quando i dottori ci hanno riferito che quel signore stava meglio per tutti noi è stato un sollievo».
CORSO I tre ‘laici’ soccorritori fanno parte delle circa 100 persone, dipendenti del centro commerciale, addestrate dal personale 118 al corso di rianimazione cardiopolmonare mirato all’uso del defibrillatore (defibrillazione precoce). Il tutto fa parte del progetto Tempo è vita, coordinato dal primario dell’Unità operativa di pronto soccorso del Sant’Anna, Maurizio Bigoni, e che ha come responsabile dell’area ferrarese il dottor Ruggero Osnato. «Ogni anno — dice quest’ultimo — abbiamo un arresto cardiaco ogni 1000 abitanti. Quello che hanno fatto oggi (ieri, ndr) queste tre persone è una cosa grandiosa e fondamentale perché servirà a dare un messaggio di fiducia a tutta la cittadinanza. Oggi morire per un disturbo elettrico, che può essere guarito con una sola scarica, è una cosa inconcepibile. Ci sono 5’ di tempo per consentire alla scarica di far ripartire il cuore e per questo è di primaria importanza avere un defibrillatore nelle vicinanze. Senza l’intervento immediato dei tre quel paziente avrebbe avuto un altissima percentuale di non farcela».
17 MACCHINE Sono 17 i defibrillatori distribuiti (grazie al contributo della Fondazione Carife) in città,tra le forze dell’ordine, le farmacie, i vigili del fuoco, l’ipercoop, quest’ultima tra le prime ad aderire al progetto. «Non c’è nulla di improvvisato — chiude Osnato —, dietro a tutto ciò c’è un’azienda sanitaria molto organizzata che durante l’evento sa esattamente cosa fare». E che oggi potrà contare ancora più su ‘sanitari’ esterni.
di NICOLA BIANCHI