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Air Malta, la compagnia di bandiera maltese, ha di recente installato su tutti i suoi aeromobili e nei suoi uffici dei defibrillatori automatici esterni (DAE) .

Il DAE, Defibrillatore Automatico Esterno è un dispositivo in grado di inviare una scarica elettrica al cuore di un persona con fibrillazione ventricolare, la più comune causa di arresto cardiaco. Il pronto intervento con un defibrillatore DAE può aumentare notevolmente le possibilità di soppravivenza.
L'Ufficio Sicurezza di Air Malta, in accordo con le Risorse Umane del Dipartimento dei Servizi di Volo, ha selezionato questo tipo di defibrillatore per la sua semplicità di uso e dimostrata affidabilità. Il DAE dispone di una guida vocale che indirizza l'utilizzatore passo per passo verso le azioni richieste per assicurare una defibrillazione sicura.
L'intero equipaggio Air Malta compreso lo staff di terra è stato formato con un training dedicato all'uso del DAE e delle principali tecniche di primo soccorso in rianimazione cardio polmonare. Il training sull'utilizzo del DAE si aggiunge al classico CPR ( rianimazione cardiopolmonare) previsto per nel corso di primo soccorso.
Tra coloro che soffrono di cuore l'arresto cardiaco è tra le maggiori cause di decesso, pari al 60% dei casi, con un'incidenza pari a 1 uno ogni 1000 persone dai 35 anni in su. Questo killer silenzioso può colpire chiunque e ovunque senza alcun avviso né sintomo.
L'intervento con il DAE può salvare una vita, sopratutto durante un volo quando un passeggero si sente male e non vi è la presenza di un medico a bordo. Infatti in caso di emergenza l'uso del DAE e del Kit di pronto soccorso a bordo degli aerei Air Malta da parte dal personale può aiutare a stabilizzare le condizioni di un paziente prima dell'arrivo dei paramedici.
Ancora una volta Air Malta sta dando un segno tangibile del suo interesse per la sicurezza e il benessere dei suoi passeggeri e dei suoi dipendenti.




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B L S D

Pubblicato da webmaster | 04:49


Il termine BLS-D sta per Basic Life Support Defibrillation ed identifica il corso che fornisce,a personale sanitario e non, la formazione specifica per intervenire in aiuto ad una o più persone colpite da Morte Cardiaca Improvvisa.

Grazie al perfezionamento del Defibrillatore Semiautomatico Esterno, in grado di analizzare autonomamente il ritmo cardiaco e la necessità della defibrillazione, è stata approvata in Italia la Legge n° 120 del 3 aprile 2001 il cui art. 1 recita:Art. 1. E’ consentito l’uso del defibrillatore semiautomatico in sede extra-ospedaliera anche al personale sanitario non medico, nonché al personale non sanitario che abbia ricevuto una formazione specifica nella attività di rianimazione cardio-polmonare.

Il corso di Primo Soccorso con Defibrillatore (BLS-D) ha il duplice obiettivo di:

- fornire un aggiornamento al personale sanitario- promuovere la formazione di addetti al primo soccorso aziendale e di personale non sanitario, comuni cittadini, definiti “laici”.

Lo scopo è quello di avere il più ampio numero possibile di persone in grado di intervenire in aiuto di cittadini colpiti da morte cardiaca improvvisa, aumentando così le possibilità di sopravvivenza.

L’obiettivo del BLS-D, quindi, è di far si che un cittadino comune, presente alla Morte Cardiaca Improvvisa, sia in grado di attivare il sistema di emergenza territoriale, di reperire, applicare ed attivare correttamente il defibrillatore presente in loco, ed iniziare le manovre di rianimazione cardiopolmonare di base.

Le capacità tecniche ed operative nel praticare la rianimazione cardiopolmonare di base e la defibrillazione con Defibrillatore Semiautomatico sono fondamentali.

La formazione, l’allenamento e il retraining consentono all’esecutore di mantenere delle ottime prestazioni in caso di reale intervento per morte cardiaca improvvisa.

Il corso BLS-D ha una durata di 8 ore e comprende una parte teorica e l’addestramento pratico con manichino e Defibrillatore Semiautomatico.

Il programma è così articolato:

- Riconoscimento della morte cardiaca improvvisa

- Attivazione della catena della sopravvivenza

- Richiesta di aiuto

- Pericoli per il soccorritore

- Sequenza operativa e tecniche A (air way), B (breathing), C (circulation) del Basic Life Support

- Valutazione della vittima e della scena

- Posizionamento della vittima. Apertura e controllo delle prime vie aeree

- Valutazione dei segni vitali ( respirazione e polso carotideo)

- Massaggio cardiaco esterno – Ventilazione artificiale senza e con presidi

- Posizione laterale di sicurezza

- Defibrillazione precoce con l’utilizzazione di un Defibrillatore Semiautomatico Esterno

- Tecniche e procedure in caso di ostruzione parziale o totale delle prime vie aeree, sia con paziente cosciente che con paziente incosciente

Addestramento pratico al BLS:

- Rianimazione cardiopolmonare con soccorritore privo di presidi

- Rianimazione cardiopolmonare con due soccorritori

- Tecniche di posizionamento della vittima

- Tecniche di disostruzione manuale delle prime vie aeree in caso di soffocamento da corpo estraneo (colpi interscapolari, manovra di Heimlich)

- Procedura in caso di paziente privo di coscienza

Addestramento pratico alla Defibrillazione precoce:

- Rianimazione cardiopolmonare con 2 soccorritori e l’utilizzazione del Defibrillatore Semiautomatico immediatamente presente sulla scena di morte cardiaca improvvisa testimoniata.

- Rianimazione cardiopolmonare con 2 soccorritori e l’utilizzazione del Defibrillatore Semiautomatico disponibile dopo alcuni minuti sulla scena di morte cardiaca improvvisa testimoniata

- Rianimazione cardiopolmonare con 2 soccorritori e l’utilizzazione del Defibrillatore Semiautomatico in caso di morte cardiaca improvvisa non testimoniata

Al termine del corso BLS-D è previsto un test a risposta multipla ed una prova pratica con rilascio dell’attestato .


CORSI OPERANTI NEL LAZIO


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Cosa fare quando bisogna defibrillare in ambulanza?

Pubblicato da webmaster | 04:37


Dal forum del sito soccorritori.it, l'utente "konfa", detta il protocollo che devono adottare i BLSD esecutori certificati dalla centrale operativa 118 di Milano.
Pensiamo che sia buona e applicabile a livello nazionale.

Il protocollo in caso di necessità di rianimazione improvvisa recita:

1)L'Autista arresta la marcia del mezzo e spegne il motore

2)Si inizia il protocollo DAE ...valutazione stato coscienza

3) si dispone preparazione del DAE

4)si estende, esplora, posiziona canula, GAS
ventilazioni

5) Si Controlla polso e si ricerca segni circolo Mo.To.Re.

6) Si passa al posizionamento piastre

7) L'autista chiama la Centrale e da le info del caso...

8)Si posizionamento piastre

9)AVVIO ANALISI (procedura ACC Testimoniato)

10)Si avvisa la CO del risultato analisi

se Shoch indicato si procede all'erogazione della scarica.

Se non invio MSA o ELI
si spegne il DAE e si riparte alla volta dell'Ospedale.

Quindi sull' MSB si defibrilla.... ovviamente sempre e comunque badando alla
sicurezza della scena.

Se invece il PZ và in ACC mentre l'H è in vista.... nulla; si prosegue e si
raggiunge il PS.


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Defibrillatore cardiaco impiantabile (ICD)

Pubblicato da webmaster | 08:07


Definizione di morte cardiaca improvvisa
La morte cardiaca improvvisa (MCI) consiste in una morte naturale, preceduta da perdita
improvvisa della conoscenza che si verifica entro 1 ora dall’inizio dei sintomi, in soggetti con o
senza cardiopatia nota preesistente, ma in cui l’epoca e la modalità di morte sono imprevedibili.
Epidemiologia
E’ una delle principali cause di morte in tutti i paesi industrializzati, con un indice di sopravvivenza
agli eventi inferiore al 5% in Europa occidentale3.
Circa l’80% degli episodi di morte cardiaca improvvisa sono causati da tachiaritmie ventricolari
maligne, quali la tachicardia ventricolare sostenuta (SVT) e la fibrillazione ventricolare (VF), indotte
da eventi ischemici acuti. La categoria più a rischio è costituita da coloro che hanno già subito un
infarto miocardico.
2. Descrizione, funzionamento e indicazioni
L’ICD è costituito da un generatore impiantato sottocute e da uno o più elettrocateteri posizionati
nelle camere cardiache, in grado di rilevare, interpretare e memorizzare l’attività elettrica intrinseca
del cuore e, all’occorrenza, di erogare stimolazioni (terapia antibradicardica) o shock elettrici
(terapia antitachicardica).
Il defibrillatore cardiaco impiantabile è l’unico device in grado di riconoscere una tachiaritmia
ventricolare maligna e di erogare automaticamente una terapia elettrica immediata in pazienti a
rischio di morte cardiaca improvvisa.
In base alle modalità di stimolazione, si distinguono ICD monocamerali, bicamerali e biventricolari
(ICD tricamerali)4.
I dispositivi monocamerali, i primi entrati in commercio ed ancora in uso, presentano un solo
elettrodo impiantato nel ventricolo destro con funzioni di stimolazione e registrazione
(pacing/sensing) dell’attività di una camera cardiaca.
I bicamerali richiedono l’impianto di due elettrodi uno in atrio ed uno in ventricolo e permettono la
stimolazione, l’analisi e la classificazione del ritmo sia ventricolare che atriale. La presenza di un
elettrocatetere in atrio destro consente di classificare con più precisione i ritmi cardiaci e, in alcuni
modelli, di interrompere anche alcune forme di tachicardia sopraventricolare, quali ad esempio il
flutter atriale.
I vari modelli prodotti dalle diverse ditte si differenziano tra loro sostanzialmente in base alla
programmabilità, ad algoritmi e a parametri di stimolazione e di memorizzazione dei dati.
I biventricolari riuniscono in un unico device un pacemaker biventricolare con un defibrillatore. La
funzione di pacemaker biventricolare si ottiene attraverso l’inserimento di un elettrodo in seno
coronarico in grado di stimolare il ventricolo sinistro. In aggiunta ai 2 elettrodi standard presenti
nell’atrio e ventricolo destri, permette la resincronizzazione atrio-ventricolare e tra ventricolo destro
e ventricolo sinistro, con un miglioramento della funzione contrattile del cuore. Questi ICD trovano
indicazione nella terapia dello scompenso cardiaco congestizio.
3. Terapie Alternative
Nel trattamento a lungo termine delle aritmie ventricolari trova indicazione la terapia farmacologia
con antiaritmici di classe III, in particolar modo l’amiodarone, che risulta in grado di ridurre
frequenza e durata degli episodi aritmici, ma non di interromperli.

4. Evidenze cliniche
Studi clinici pubblicati
In una revisione sistematica di 8 studi multicentrici, randomizzati e controllati il trattamento con ICD
mono e bicamerali è stato indagato e confrontato con la terapia farmacologica antiaritmica,
principalmente con l’amiodarone, nella prevenzione secondaria, ovvero in pazienti con anamnesi
positiva per pregresso arresto cardiaco o per aritmie ventricolari maligne, e nella prevenzione
primaria, in pazienti considerati ad alto rischio di morte improvvisa che non hanno avuto un
documentato evento clinico.
In 4909 pazienti sono stati valutati gli effetti della terapia con ICD sulla mortalità totale, end-point
primario, e sugli indici di morte cardiaca improvvisa5.
La review ha evidenziato che l’impianto di un ICD riduce significativamente la mortalità totale
rispetto alla terapia farmacologica (RR 0.74; IC95 %, 0.67-0.82).
Dall’analisi separata degli studi risulta che nella prevenzione secondaria l’uso degli ICD è
associato ad una significativa riduzione della mortalità totale (di un terzo nei sopravvissuti ad
arresto cardiaco), mentre nella prevenzione primaria i benefici dell’ICD sono risultati strettamente
legati al rischio di base per morte cardiaca improvvisa.
Nei pazienti ad alto rischio che non hanno però ancora avuto un arresto (quali pazienti con
patologia coronarica e grave disfunzione sistolica ventricolare sinistra) la riduzione della mortalità è
risultata simile a quella ottenuta nella prevenzione secondaria.
Non è stato evidenziato nessun impatto significativo sulla mortalità nei pazienti a basso rischio di
morte cardiaca improvvisa, ovvero in pazienti con disfunzione sistolica ventricolare sinistra ma
senza patologia coronarica o aritmia ventricolare inducibile.
La review ha, inoltre, evidenziato come l’uso di ICD determini una significativa riduzione del rischio
relativo di morte cardiaca improvvisa (RR 0.43; IC95%, 0.35-0.53), sia nella prevenzione primaria
(RR 0.37; IC95%, 0.27-0.50) che nella secondaria (RR 0.50; IC95%, 0.38-0.66).
Non è stata evidenziata alcuna riduzione del rischio di morte non cardiaca (non aritmica) con l’uso
dei defibrillatori impiantabili rispetto alla terapia farmacologica.
Nel 2003 è stata pubblicata su JAMA una metanalisi di quattro studi clinici controllati e
randomizzati (trials CONTAK CD, InSync ICD, MUSTIC e MIRACLE), condotta su un totale di
1634 pazienti per determinare se la terapia di resincronizzazione cardiaca riduca la mortalità
dovuta a scompenso cardiaco progressivo6.
Negli studi i pazienti sono stati randomizzati a ricevere un defibrillatore-cardioverter impiantabile o
un pacemaker in grado di erogare una resincronizzazione cardiaca grazie ad un elettrocatetere in
seno coronarico attivo, oppure solo un ICD o un pacemaker con l’elettrocatetere in seno
coronarico disattivato.
I risultati della metanalisi evidenziano che nei pazienti sintomatici con disfunzione ventricolare
sinistra la resincronizzazione cardiaca riduce la mortalità dovuta a scompenso cardiaco
progressivo del 51% rispetto ai controlli (OR 0.49; IC95%, 0.25 – 0.93).
Viene inoltre evidenziata una riduzione delle ospedalizzazioni dovute a scompenso cardiaco del
29% (OR 0.71; IC95%, 0.53 – 0.96).
Non emerge invece alcun effetto significativo sulla mortalità non dovuta a scompenso cardiaco
(OR 1.15; IC95%, 0.65-2.02).
La riduzione della mortalità da scompenso cardiaco progressivo in pazienti con disfunzione
sintomatica ventricolare sinistra suggerisce che la terapia di resincronizzazione cardiaca possa
avere un sostanziale impatto sul più comune meccanismo di morte tra i pazienti con scompenso
cardiaco avanzato.
Per valutare l’efficacia dell’uso preventivo di ICD biventricolari nel paziente con insufficienza
cardiaca avanzata con severa disfunzione ventricolare sinistra o con cardiomiopatia non ischemica
è stato condotto lo studio multicentrico controllato COMPANION7.
Sono stati arruolati 1520 pazienti con insufficienza cardiaca avanzata, causata da cardiomiopatia
ischemica o non-ischemica, in classe NYHA III o IV e con un intervallo QRS di almeno 120 msec

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IL DAE più facile da usare: LIFEPAK® CR Plus

Pubblicato da webmaster | 02:33




Se foste testimoni di un arresto cardiaco improvviso, vorreste sicuramente poter aiutare. Tuttavia, la rianimazione cardiopolmonare da sola non è sufficiente; la defibrillazione, infatti, rappresenta l’unica pratica efficace in caso di arresto cardiaco improvviso.

Medtronic, leader mondiale nella tecnologia medica ha sviluppato il defibrillatore LIFEPAK® CRPlus specificamente per i soccorritori non professionisti. Tale dispositivo è destinato ai soccorritori poco qualificati e con poca pratica ed è altresì adatto, grazie alle sue modalità d’uso intuitive, ai casi di pronto intervento in cui ogni secondo risulta prezioso. Con LIFEAPK® CRPlus tutti possono salvare vite: è semplice.


CRPlus offre la stessa qualità e tecnologica dei dispositivi della linea professionale LIFEPAK®, acquistati da tutti i servizi di pronto intervento del mondo. Con il suo design compatto, un peso piuma e la tecnologia bifasica ADAPTIV™, CRPlus soddisfa i requisiti di qualità e prestazione di tutti i prodotti LIFEPAK®.

CRPlus è disponibile nella versione automatica e semiautomatica. Nel caso della versione semiautomatica, è necessario aprire il dispositivo ed applicarvi gli elettrodi. L’apparecchio analizza la frequenza cardiaca, invitando l’utente a premere un tasto in caso di necessità di shock.

LIFEPAK® CRPlus è il primo DAE interamente automatico. Sul torace del paziente va applicato unicamente l’elettrodo adesivo; tutto il resto viene eseguito automaticamente dal CRPlus e il soccorritore può così concentrarsi sugli aspetti essenziali dell’intervento, quali la rianimazione cardiopolmonare.


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Storia della Defibrillazione

Pubblicato da webmaster | 09:33


Le basi della stimolazione elettrica del cuore sono fatte risalire a Luigi Galvani che con
i suoi esperimenti aveva appena scoperto la corrente continua. Seguendo le sue orme il
nipote Giovanni Aldini nel 1794 effettuò un esperimento: inumidì con acqua salata le
orecchie della testa di un soggetto appena decapitato e le collegò con due fili metallici,
uno all'estremo superiore di una "pila pensile" di sua invenzione, l'altro con la base;
improvvisamente tutti i muscoli di quella testa cominciarono a muoversi. L'idea che gli
balenò fu che con quel metodo sarebbe stato possibile "far rivivere un morto". Aldini
condusse allora una serie di esperimenti su cani e gatti affogati, inserendo un elettrodo
nell'ano e uno nella glottide o sull'orecchio e sulla lingua. Incoraggiato dalla positività di
tali esperimenti, decise di provare ad applicare gli elettrodi direttamente sul miocardio di
un decapitato, ma il risultato fu negativo e così per un po' interruppe ogni ulteriore
esperimento.
Tentativi analoghi furono ripresi successivamente dall’austriaco J.P.Franck, dal
tedesco K.Sprengel e dall’italiano A.N. Vassalli il quale, avendo ottenuto contrazioni
cardiache con il passaggio di una corrente galvanica da un elettrodo applicato sulla
superficie del cuore ad un altro applicato in corrispondenza del bulbo, giunse alla
conclusione che “con l’ausilio dell’elettricità si possono ottenere effetti portentosi
liberando dalla tomba persone che per un caso accidentale presentano sospese le
funzioni vitali”.
Conferma definitiva della metodica si ebbe con V. Zadba, dell’Università di Praga, che
su 51 interventi eseguiti con il metodo della stimolazione elettrica su persone “decedute”
per asfissia, ne resuscitò ben 31. Galvanodesmo fu chiamato il primo apparecchio di
rianimazione inventato verso la fine del ‘700 da C. von Struve, che consigliava di
posizionare un elettrodo nell’intestino retto e l’altro o in laringe o nel naso, concludendo
che “l’insensibilità alla elettricità è da ritenersi segno patognomonico di completo
esaurimento della forza vitale”.
Un ulteriore passo avanti fu compiuto nel 1806 da G. Tortosa che su invito dell’Ufficio
di Sanità del Dipartimento del Bacchiglione compilò un “Promemoria a servire di pubblica
istruzione sopra i soccorsi da prestarsi agli annegati”. Il Tortosa conclude il rapporto
affermando che “il galvanismo è un mezzo energetico per rianimare questi soggetti, e che
la corrente va applicata direttamente sul torace facendole assumere andamento
trasversale: dalla clavicola destra alla regione dell’ictus cardiaco”.
Nel 1857 H. von Ziemssen condusse una serie di esperimenti al termine dei quali
decretò che il metodo migliore per riattivare un cuore in arresto era quello di infiggere
direttamente nel cuore elettrodi ad ago di acciaio, attraverso i quali far passare una
corrente di almeno 50 elementi. E con questo metodo l’americano W.W. Hayle riuscì a
rianimare un soggetto in arresto cardiaco stimolando direttamente il “fascio di His”. Nel
ventennio successivo che si mise in evidenza il valore della stimolazione elettrica del
cuore non solo come mezzo di rianimazione, specie durante gli arresti dell’attività
cardiaca nel corso di interventi chirurgici, ma anche dell’effetto defibrillante della corrente
continua o alternata in caso di fibrillazione ventricolare.


Il concetto che si potesse defibrillare il cuore nasce alla fine del secolo scorso, nel
1899, dalla osservazione di Prevost e Battelli che scariche elettriche a corrente diretta o
alternata applicate direttamente sulla superficie del cuore di cani erano in grado di
interrompere una fibrillazione ventricolare. Il lavoro di Prevost e Battelli fu lungamente
ignorato e solo dopo molti anni si arrivò ad un utilizzo clinico della metodica. Così negli
anni '30 i ricercatori della Rockfeller Fundation stabilirono che i migliori effetti della
defibrillazione si ottenevano adoperando una scarica di 50/60 periodi al secondo di 200-
250 volts sulla superficie del torace, o di 75 volts a torace aperto, mantenendo chiuso il
circuito per 50 millesimi di secondo. Così nel 1947 Beck e coll. descrissero la prima
fibrillazione ventricolare nell'uomo interrotta dallo shock elettrico, aprendo la strada allo
sviluppo dei defibrillatori a torace aperto.
Tuttavia questa tecnica implicava l’immediata esecuzione di una toracotomia che, in
assenza di rianimazione cardio-polmonare, richiedeva virtualmente che la fibrillazione
ventricolare avvenisse in sala operatoria, o almeno in ospedale, in modo da poter essere
interrotta sufficientemente in fretta ai fini della sopravvivenza del paziente. Curiosamente
l’impeto per la defibrillazione transtoracica nacque in gran parte dalle compagnie
elettriche e teleferiche, i cui dipendenti morivano nel corso del loro lavoro per
elettrocuzione.
Nel 1957 Zoll e coll. descrissero la prima defibrillazione transtoracica per mezzo di
corrente alternata nell'uomo, anche se taluni riportano una notizia, non confermata, di un
primo uso clinico della defibrillazione in Russia, già nel 1952.
Nel 1962 Lown introdusse nella pratica clinica la defibrillazione transtoracica a
corrente diretta e sincronizzata. Con l’avvento della rianimazione cardiopolmonare e delle
unità coronariche apparve sempre più chiaro che la fibrillazione ventricolare è una causa
maggiore di morte cardiaca improvvisa e che la mortalità dell’infarto miocardico acuto
poteva essere drasticamente ridotta con la defibrillazione cardiaca.
Fonte


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Ovatio DR, il defibrillatore più piccolo al mondo

Pubblicato da webmaster | 09:24


Da Sorin Group è stata annunciata la realizzazione di Ovatio DR il defibrillatore più piccolo al mondo poco più grande di un accendino, 29 cm cubici per 10,9 mm di spessore, che non richiede alcuna particolare perizia per il suo utilizzo e può essere rimborsato dal SSN. Ovatio DR
è in grado cioè di scoprire esclusivamente le aritmie cardiache che mettono a rischio la vita dei pazienti che hanno già subito un arresto cardiaco, un infarto o sono scompensati, riportando il ritmo nella norma ed evitando un nuovo attacco.
Il defribillatore garantisce il trattamento anche delle aritmie ventricolari inferiori a 100 battiti al minuto potenzialmente pericolose e debilitanti per il paziente, soprattutto se già affetto da scompenso cardiaco.

Per info clicca qui


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Il defibrillatore

Pubblicato da webmaster | 09:16


Come funziona il defibrillatore?
La formazione al soccorso
Il defibrillatore può erogare, attraverso appositi elettrodi, una scossa
elettrica, che attraversando il cuore annulla il ritmo impazzito
(“fibrillazione ventricolare”) e fa ripartire il cuore.
Sono stati messi a punto defibrillatori semiautomatici (DAE), che sono
in grado di leggere da soli l'elettrocardiogramma e di dare l'avviso
vocale se la scossa è necessaria e poi di predisporsi a darla con la
intensità più appropriata.
Si predispongono quindi alla scarica che, se confermata dal
soccorritore, viene erogata in sicurezza in pochi secondi.
Sono assolutamente affidabili, facili da usare e da trasportare, dotati di
sistemi di autocontrollo che avvisano se ci dovessero essere problemi
tecnica (batterie in via di esaurimento, ecc.).
E' stato dimostrato che salvare una
vita intervenendo tempestivamente
con il DAE è facile e la tecnica può
essere imparata e praticata anche da
personale non sanitario, dopo breve
addestramento.
La sicurezza di
questa procedura e la provata
affidabilità degli apparecchi sono
state sancite dalla legge 3 aprile
2001 n. 120, pubblicata sulla
Gazzetta Ufficiale n. 88 del 14 aprile
2001.
Il Centro di Formazione in Rianimazione Cardiopolmonare della ASLRimini
conta su più di 50 Istruttori
dell'Italian Resuscitation Council
(IRC): medici ed infermieri di varie
Unità Operative ed un nucleo di
“soccorritori laici”, che collaborano
nel riaddestramento dei colleghi
del proprio Corpo od Ente.
Vengono organizzati corsi di 10
livelli: dai corsi per soccorritore
occasionale “laico”, ai corsi “ALS”
per operatori dell'emergenza
sanitaria, a quelli di soccorso in età
pediatrica, ai corsi Istruttori. Presso
l'Ospedale dì Rimini è quotidianamente aperta una saletta di retraining,
ove gli operatori trovano manichini-simulatori di varia complessità e
tutti i modelli di DAE in uso nell'ASL.
Per informazioni web:
clicca qui


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cosa è il DAE?

Pubblicato da webmaster | 06:02


Il defibrillatore semiautomatico esterno (DAE)
Grazie alle sue partnership di eccellenza, Iriscom propone fra i suoi Specials un prodotto legato al mondo sanitario ma destinato in particolar modo a chi non è medico o infermiere.

Il defibrillatore semiautomatico esterno (chiamato comunemente DAE) è un apparato di semplice uso che consente a chiunque di noi, trovandosi in una situazione di emergenza, di salvare una vita umana.

I dati pubblicati dal Ministero della Salute parlano di circa 60.000 persone l'anno vittime di fibrillazione ventricolare, una patologia che costituisce l'85% delle cause di arresto cardiaco e che in Italia uccide più degli incidenti stradali. Un dato drammatico (tanto più perché colpisce improvvisamente anche chi non soffre di patologie cardiache) che potrà scendere grazie a una crescente sensibilizzazione della popolazione e delle istituzioni che negli ultimi anni sta portando un numero sempre maggiore di persone a seguire i corsi per diventare soccorritori laici e a usare il defibrillatore (il corso dura circa 5 ore!). In crescita anche i luoghi pubblici che se ne dotano per assicurare una maggiore sicurezza e vivibilità ai frequentatori.

Il prodotto che proponiamo, Powerheart, è la migliore soluzione sul mercato con il migliore rapporto qualità/prezzo. Un prodotto nato negli Stati Uniti da un'azienda che si occupa da sempre di tecnologie in ambito cardiologico, studiato appositamente per chi non è un medico o un infermiere. Un prodotto maneggevole, con chiare istruzioni vocali e su display che seguono passo passo il soccorritore in tutte le fasi del soccorso e con un solo pulsante da premere, per eliminare qualunque errore. Uno strumento facilissimo da usare che libera il soccorritore dalla responsabilità della decisione e che gli offre la possibilità di intervenire rapidamente, molto più di quanto sia possibile con un'ambulanza. Infatti, in caso di fibrillazione ventricolare è necessario agire entro i 5 minuti dall'attacco per evitare danni irreversibili o la morte del paziente. Ecco perché il defibrillatore è lo strumento opportuno che consente di aumentare le possibilità di sopravvivenza di chi è colpito da un attacco.

Il prodotto Powerheart è un gioiello di tecnologia, in grado di erogare automaticamente la giusta scarica al paziente e di valutare con attenzione se e quando erogarla. Il soccorritore avrà solo il compito di posizionare le piastre sul torace e di schiacciare il pulsante al comando della macchina. L'elaborato processore di Powerheart registra tutti i dati del paziente e traccia le azioni effettuate (scarica energia, elettrocardiogramma, ecc.) per consentire successivamente al personale medico ospedaliero di esaminare i dati ed erogare le opportune cure.

Un sistema semplice, da tenere ovunque vi sia affluenza di persone, come i luoghi di divertimento (cinema, teatri, parchi giochi, sale bingo, navi da crociera, villaggi turistici), o dove si pratica sport (stadi, scuole calcio, palestre, piscine) e anche nelle scuole, università, centri commerciali e mercati rionali, condomini, aerei, bus, stazioni metro e ferroviarie, ecc.

Un apparato salvavita, che richiede poco impegno da parte del soccorritore ma che consente di compiere un grande gesto: salvare una vita umana.
Fonte:
Iriscom


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